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“Mater semper certa est, ‘festa della mamma’ numquam”

Lettera 22, la rubrica a cura di Giuseppina Palozzi, psicologa e psicoterapeuta

Giuseppina Palozzi

Giuseppina Palozzi

*lettera 22 – “Mater semper certa est, ‘festa della mamma’ numquam”

a cura di Giuseppina Palozzi, psicologa e psicoterapeuta

Ricordate il calendario che si allegava ad ogni iniziativa pubblicitaria o cesto di Natale?

Si, quello che sembrava una roulette da casinò. Numeri neri e numeri rossi, i festivi.

Quello dove al massimo venivano riportate le S puntate: i Santi del giorno.

(Ricordo che mia nonna ci annotava le scadenze con un’anonima Paper-Mate nera.)

Oggi, al pari di Giulio Cesare, abbiamo apportato un cambiamento storico nel calendario, o meglio, nel nostro modo di leggerlo e utilizzarlo.

Ogni giorno è il giorno rosso della “Giornata Mondiale del…”. Ogni numero di ogni mese ci ricorda di sorridere, di baciare, di fare le analisi, di leggere libri, di amare, di abbracciare l’amico o il familiare di turno. Nonni, fratelli e papà.

La mamma no.

Eh no, perché la Mamma è come la Pasqua (pure nelle maiuscole): ogni volta si innescano conti e discussioni su quando cade.

E quando cade la mamma? La mamma non cade mai.

Nel 2015 addirittura fu distribuita un’etichetta che riportava alla fine delle istruzioni di lavaggio l’opzione “chiedi alla mamma, lei sa cosa fare”; dimenticandosi forse dell’aneddoto custodito in ogni casa sul primo lavaggio bianco diventato rosa.

Così, al pari di un’entità onnisciente e indistruttibile, eleviamo tanto in alto il ruolo e gli deleghiamo tanta responsabilità da dimenticare che dietro ci sia una Persona.

Una persona che va riconosciuta ed ascoltata, nei suoi desideri, nelle sue paure e fragilità e, quando decide di organizzare un “VaricellaParty” o far diventare vegano un neonato, anche nelle sue cazzate (termine italiano/volgare per “stupidaggine”, ma, citando la madre cinematografica di Nanni Moretti, mai fermarsi al primo significato su un vocabolario.)

Mi viene in mente un aneddoto che ricordo con molto affetto e stima, di un bambino che di fronte al rispetto assoluto per “la madre migliore del mondo” controbatteva provocatoriamente con “io sono l’unico che può dirlo”.

No perchè il rischio altrimenti è quello di perdere la libertà.

E di privarci della possibilità di ri-conoscerci fallibili. E quindi di imparare e crescere.

Perché si, le mamme, meravigliose creature, fortunatamente cadono eccome; pure quelle rock e persino da un palco che dominano dalla fine degli anni ’70.

Evidentemente un’annata significativa che ci porta a farci delle domande ancora oggi.

Da quale lato della porta stiamo in quei manicomi che 40 anni fa Basaglia tentò di rivoluzionare?

Da quale lato della portiera stiamo di quella Renault rossa di 40 anni fa in via Caetani?”

E quanti passi dobbiamo camminare e contare per capirlo?

Mi piacerebbe pensare che sia possibile fare riflessioni Altre.

Perché questi giorni del Maggio ‘78 non ci ricordino in rosso che hanno chiuso i manicomi o ritrovato corpi senza vita, ma che aprirsi a ciò che percepiamo come diverso può offrirci un’occasione, una Risorsa.

Che dietro ai ruoli, alle cariche, alle etichette, alle diagnosi, ci sono Persone.

Persone che il cambiamento lo fanno spendendosi, anche attraverso la Diversità.

Quel cromosoma in più, per un 110& Lode, si chiama Motivazione.

Quella disabilità, per affrontare criminali che sottomettono la capitale ma che hanno bisogno di usare le cinghiate per farsi “rispettare”, si chiama Coraggio,

Quella dedizione nel tentare di far pensare un Paese che rischia di “morire di crescita” o “morire di silenzio”, cercando invece di renderlo maturo, forte e libero, si chiama Valore.

E non è forse questo la maternità?

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