19102018Headline:

Fortemente inquinata la foce del Marta

La denuncia di Legambiente: ‘’Occorre scovare e denunciare i responsabili''

Fortemente inquinata la foce del Marta. A dirlo è un’indagine di Legambiente che tra il 19 e il 21 giugno scorsi ha analizzato le coste del litorale laziale fotografando una realtà dai tratti inquietanti. Due i campionamenti effettuati in provincia di Viterbo: nel comune di Montalto Marina, nella foce del fiume Fiora dove ogni parametro è risultato entro i limiti previsti dalla legge e a Tarquinia, dove la situazione appare tutt’altro che rassicurante.

Una foce, quella del fiume Marta, da bollino rosso. Dove la presenza di microrganismi supera di gran lunga i valori limite per la balneazione indicati dal Decreto del Ministero della Salute del 30 marzo 2010. Le acque della foce evidenziano una presenza di enterococchi intestinali maggiore alle 400 unità facenti colonia ogni 100 millilitri e di escherichia coli maggiore alle 1000 unità per 100ml.

”La maladepurazione è un’emergenza ambientale che va affrontata con urgenza, visto tra l’altro che siamo stati anche condannati a pagare all’Ue una multa da 25 milioni di euro, più 30 milioni ogni sei mesi finché non ci metteremo in regola – sottolinea Andrea Minutolo, coordinatore dell’ufficio scientifico di Legambiente – Anche quest’anno la fotografia scattata da Goletta Verde ci restituisce un’istantanea a tinte fosche per molte aree della costa laziale. Parliamo non a caso di malati cronici, situazioni critiche che segnaliamo da anni, ma per le quali evidentemente nulla è stato fatto. Per questo Legambiente quest’anno affiancherà alla denuncia pubblica sullo stato delle acque anche un’azione giuridica, presentando nuovi esposti alle autorità competenti per chiedere di verificare le cause di queste criticità e denunciare i responsabili”.

A Tarquinia, a seguito dell’esposto di Legambiente dello scorso anno, la capitaneria di porto ha potuto accertare sia la gestione illecita di rifiuti e un abbandono di rifiuti nelle acque del fiume da parte di centro di distribuzione di prodotti ittici; quello di un’industria casearia e che l’ipotesi che i fanghi prodotti dal depuratore, non essendo stati trasferiti in apposita discarica, potrebbero in parte essere stati immessi, insieme alle acque di scarico, direttamente nel fiume. Ipotesi che ha portato alla denuncia del legale rappresentante dell’impianto.

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