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”Un borgo da raccontare”

La presentazione del libro dedicato ad Oriolo Romano

Il 5 gennaio 2019 alle ore 16.30, con il Patrocinio del Polo Museale del Lazio e il patrocinio e il contributo del Comune di Oriolo Romano, nella Sala degli Avi di Palazzo Altieri, in piazza Umberto I, a Oriolo Romano, verrà presentato il libro “Oriolo Romano – Un borgo da raccontare” di Francesco Mancuso, pubblicato da casa editrice Davide Ghaleb Editore.

Dopo i saluti di Federica Zalabra, Direttrice di Palazzo Altieri, interverranno Emanuele Rallo, Sindaco di Oriolo Romano, Silvia Lechiancole, Presidente della Consulta della Cultura, Gabriella Norcia, curatrice della collana “Fogli di vita”, e Francesco Mancuso.

Francesco Mancuso nasce a Roma nel 1943.
Amanuense precario all’ISTAT, timerista alla Boano-BMW, tecnico telefonico, delegato sindacale di base, segretario nazionale CGIL della categoria, formatore di quadri sindacali, facilitatore di processi, dirigente del fondo interprofessionale Fondoprofessione, consulente per gli stages presso l’università Roma3, Scienza della formazione.
Vive con Vittoria, con cui festeggerà il 52° anno di vita in comune nell’eremo sociale di Canale Monterano.

Raccontarsi non è facile. Ho sempre sentito la necessità di raccontarmi, fin da ragazzo, scoprendo presto le trame misteriose della memoria, questo sciame di ricordi di volta in volta labili, vivaci, deboli, fragili, agili, mai fermi, nel mio tempo e nel mio spazio. Spesso mi sorprendo quando m’accorgo che lo stesso ricordo ha mutato forza e narrazione secondo l’evolversi della mia esperienza e anche secondo lo stato d’animo in cui mi trovo spesso a raccontarmi. Una ventina d’anni fa parlando con mia sorella, scoprii l’Università dell’Autobiografia di Anghiari. Cominciai a frequentarla e ne divenni socio. Avevo trovato il luogo dove colloquiare con le mie parole silenziose, quelle della notte e dei pensieri intimi per non farmi irretire dalle parole parlate, spesso reticenti, piene di ambiguità e nascondimenti. Anni fa sono venuto a vivere a Canale Monterano. È successo quando ho sentito che le mie energie bastavano appena alla manutenzione di me stesso, o, come dice mio fratello, uso a parole leggiadramente ruvide, quando ho deciso che era tempo di un luogo che mi accompagnasse alla morte. Qui ho realizzato un antico sogno: scrivere la mia vita pescando dalle mie parole silenziose. Poi ho pensato di scrivere le storie del paese in cui vivo e di quelli limitrofi attraverso le parole dei suoi cittadini, delle sue cittadine. Prima Bracciano, poi Canale Monterano e ora Oriolo Romano. A Bracciano e Canale le persone furono contattate da gente del luogo, gente conosciuta, gente amica, che facilitava l’incontro, che scioglieva le riserve delle persone da incontrare che vedevano con curiosità insieme a preoccupazione lo “straniero” che veniva a scrivere le loro narrazioni di sé. Oriolo è un paese fattivo: un attivo gruppo di lettura condivisa, le splendide Streghe del Barzolo che organizzano incontri con scrittori e promuovono cultura, saghe per giovani con stand di scrittori di fumetto che presenziano la festa parlando dei loro lavori, le Donne in rosa che hanno aperto un punto donna baricentro del territorio, un paese mai fermo, alimentato specialmente dalla passione e dall’intelligenza di tante donne. È un paese che, grazie anche al collegamento ferroviario con Roma, ha “incrociato” i suoi residenti con tanti romani che hanno scelto questo luogo per venire a vivere “bene”. Devo dire che non è stato difficile scovare le persone disponibili a raccontarsi, così ho ri – preso la mia penna del cuore, quella d’oca che aveva scritto le storie dei Braccianesi e dei Canalesi, i miei quaderni Mnemosine e ho cominciato il mio viaggio oriolese. Il Comune, attraverso il sindaco, Emanuele Rallo, e la presidentessa della consulta della cultura, Silvia Le Chiancole, hanno fatto da sponda alle mie incursioni. Fu subito empatia. Non mi chiesi più, come avevo fatto precedentemente, se volevo solo una cronaca dell’incontro o un “piatto” più saporito, ho imparato quanto sia più ricco essere un “ricercatore” partecipe, per tentare di incontrare sì la storia della persona ma anche i suoi umori, i suoi sentimenti. Anche qui tanti incontri si sono svolti in cucina, il luogo “caldo” della casa, sono stati i più intensi, gli altri nei salotti “bene” della casa, meno caldi ma ricchi di indicazioni, foto in ogni angolo di figli, nipoti, amici, cognati e dintorni e mille ninnoli a raccontare di loro, due al bar amico di piazza Altieri e uno, quello con Bernardino, camminando per la storia di Oriolo. E ogni volta un copione diverso, per il carattere delle persone, per l’intensità dei loro racconti, per la partecipazione familiare all’evento per loro assolutamente fuori delle righe. Anche qui il viaggio mi ha indicato il percorso. Ed ora esce il libro che raccoglie le storie che ho incontrato, interamente patrocinato dal Comune, un libro, impreziosito dalla prefazione di Stefanie Risse, coordinatrice del gruppo di autobiografi a distanza dell’Università dell’Autobiografia di Anghiari, con cui ho vissuto due splendidi anni di scrittura di me. E come mi è accaduto a Bracciano e Canale Monterano, rileggendo in controluce le storie che troverete nel libro, mi è venuto da meravigliarmi: ho scoperto che molte storie s’incontrano, senza che le persone lo sapessero, si disegnano mappe di come il paese si è trasformato, di come sono cambiati i costumi, di come hanno resistito alcune “oriolesità”. Ho riflettuto a lungo su cosa questa esperienza sta restituendo a me. Intanto calore, relazione aperta, conferma di come questo viaggio sia sempre ricco di fantasie, di umori vitali, di storie gioiose.
E anche futuro, sapendo che solo conoscendo il passato si possono immaginare i nostri giorni a venire.
Grazie Bernardino, Giorgio, Silvano, Francesca, Emilia, Virgilio, Marisa, Angelo, Ugo, sr. Mariateresa, Elisa, è stato un bel viaggio!
La storia può non finire qui: altri/e cittadini/e di Oriolo sono pronti/e a raccontare le loro storie e allora perché non sognare di costruire “La casa della memoria di Oriolo”? Un luogo pubblico dove la comunità possa ri-scoprire la sua identità, la sua storia. Un luogo aperto e partecipato dove ognuno possa portare una fotografia, un vecchio articolo di giornale, un oggetto della sua fanciullezza, dei suoi mestieri, un vecchio quaderno delle elementari con i suoi “compiti a casa”, qualunque cosa ridisegni la memoria della cittadina…solo un sogno, forse, ma, va detto, era un sogno anche quello di questo libro…

Oriolo, un tenero paese in provincia di Viterbo. Nacque per grazia dei Santacroce che vollero costruirlo sull’idea di “città ideale”. Questo libro è lo spartito di un coro: dodici voci a raccontare di sé, delle loro marachelle, dei loro sogni, delle loro fatiche, delle loro eccellenze, del loro paese, sia i nativi che le persone che lo hanno scelto per grazia di vita. Ogni voce ha un suo timbro, un suo acuto, un suo gorgheggio, straordinaria l’armonia che ne è scaturita: questo è il loro libro.

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