17092019Headline:

Auto di lusso comprate sotto falso nome, tutto prescritto

A dieci anni dagli arresti, cala il sipario sull’Operazione Cayenne

Operazione Cayenne, tutto prescritto. A distanza di dieci anni dagli arresti, cala il sipario sul processo a carico di quattordici persone, tra cui i noti commercialisti viterbesi Dario e Giuseppe Gemma de Julio che, secondo la magistratura, avrebbero acquistato auto di lusso dall’estero intestando ad ignare vittime di mezza Italia, le finanziarie.

Dovevano rispondere a vario titolo di truffa, ricettazione, falso, associazione a delinquere e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina per aver agevolato l’ingresso nel territorio nazionale di cittadini stranieri tramite richieste di lavoro subordinato. Ma delle accuse da ieri mattina non rimane più alcuna traccia: passati dieci anni, tutto è andato prescritto.

Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti e dalla procura, nel corso delle indagini e del lungo processo, il trucco utilizzato era abbastanza semplice: i quattordici, finiti alla sbarra, avrebbero usato i documenti e i dati dei clienti dello studio dei commercialisti Gemma de Julio per intestare ai malcapitati finanziarie per comprare auto di grossa cilindrata, di cui poi loro avrebbero avuto la disponibilità.

Porsche Cayenne, Jaguar e Alfa Romeo sarebbero andate per la maggiore.

A far scattare le indagini le numerose denunce di un anziano di Milano che si sarebbe visto recapitare a casa i bollettini della finanziaria da pagare a rate per l’acquisto di un’auto che non ha mai avuto. Ma non sarebbe stata l’unica vittima della banda.

”Ho scoperto di essere il proprietario della Porsche casualmente – aveva spiegato in aula A.M., costituitosi parte civile nel processo – ricevevo in continuazione multe per eccesso di velocità per un’auto che non ho mai realmente posseduto. Quella stessa auto che quotidianamente vedevo guidare al mio commercialista Di Julio. Ecco perché mi sono insospettito e ho deciso di rivolgermi alle autorità”.

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