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”Il cuore di Gianlorenzo non ha retto allo stress subito”

Massacrato di botte a 83 anni nelle campagne di Tuscania, il medico legale: ''Stroncato da un infarto a causa dei numerosi colpi''

”Le lesioni alla colonna vertebrale e alle costole riportate da Angelo Gianlorenzo sono arrivate pochi istanti prima che morisse o nei momenti subito successivi alla sua morte. Mentre le ferite alla testa e sul resto del corpo sarebbero dovute ad una colluttazione quando ancora l’83enne era nel pieno delle sue funzioni vitali”.

A ricostruire gli ultimi istanti dell’anziano trovato morto nelle campagne tra Tuscania e Marta alla vigilia di Ferragosto del 2016 è la dottoressa Maria Rosaria Aromatario, ascoltata come consulente dell’accusa, ieri mattina durante il processo per omicidio volontario a carico del cognato della vittima, il 77enne Aldo Sassara.

Secondo la procura sarebbe stato lui, dopo un’accesa discussione legata a vecchi rancori mai sopiti, a colpire ripetutamente Gianlorenzo con degli oggetti contundenti, fino a lasciarlo a terra privo di vita.

”Le ferite, analizzate singolarmente, non avrebbero potuto ucciderlo. Per quanto, ad esempio, siano importanti le lesioni al cranio di Gianlorenzo, non vi è stata un’emorragia celebrale tale da causarne il decesso. E’ dunque necessario esaminare il quadro nella sua interezza – ha spiegato il medico legale – a determinare la morte dell’83enne è stata tutta la condotta lesiva: i numerosi colpi ricevuti, lo stress della lite, la colluttazione hanno portato ad un malfunzionamento e un sovraccarico dell’attività cardiaca, causandone l’arresto”.

Morto per infarto a seguito dei numerosi colpi e dello stress subito. Il medico legale non avrebbe dubbi: ”C’è nesso causale tra le lesioni e la morte di Angelo Gianlorenzo”.

Chi lo ha ucciso, lo ha fatto massacrandolo di botte, fino a quando il suo cuore non ha retto allo stress psico-fisico e ha smesso di battere. Un delitto efferato, un omicidio reso ancora più crudele, secondo l’accusa, dalle modalità con cui il poveretto è stato ridotto in fin di vita e lasciato morire.

”Stiamo parlando, però, di un soggetto cardiopatico che in passato era stato sottoposto ad un intervento di sostituzione della valvola aortica – ha specificato il dottore Pierluigi Farina, consulente di parte della difesa di Sassara – quindi altamente predisposto a malfunzionamenti cardiaci. Non possiamo valutare l’entità dello stress a cui è stato sottoposto il 14 agosto di tre anni fa, né possiamo escludere che l’infarto sia stato causato da altre sollecitazione esterno. Inoltre, le lesioni alla colonna e alle costole potrebbero essere stati gli effetti di un tentativo disperato di rianimazione da parte di una persona inesperta”.

Come il figlio della vittima, che ritrovò il corpo del padre riverso a terra in un lago di sangue, dopo esserlo andato a cercare, preoccupato dalla sua lunga assenza in casa.

”Il cadavere è rimasto a lungo sotto il sole cocente di agosto, per questo non è possibile stabilire con certezza l’ora esatta della morte” ha spiegato la dottoressa Aromatario, trovando concordi anche i periti di parte civile e difesa.

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