15112019Headline:

”E’ questo quello che succede agli infami” e le infilza le labbra con due spille da balia

Vittima per 20 anni della violenza del compagno: ''Picchiata con una mazza da baseball e un ferro da stiro incandescente. Legata al letto con una catena''

VITERBO – (b.b.) Per oltre 20 anni vittima della violenza fisica e psicologica del compagno. Per oltre 20 anni vittima delle sue continue punizioni.

”Se non gli portavo i soldi per comprare la droga, mi picchiava. Se la sera ero stanca, mi picchiava. Se reagivo, mi picchiava. Se la mattina vestendo i bambini per portarli a scuola facevo rumore e lo svegliavo, mi picchiava”.

Innumerevoli gli episodi che la donna sarebbe stata costretta a subire da parte del suo ex compagno nel corso degli anni. Gli stessi che ieri, non poco turbata e scossa, ha cercato di ricostruire in aula, di fronte al giudice e all’uomo, G.B. di 39 anni, recluso nel carcere di Mammagialla da marzo e scortato dagli agenti della polizia penitenziaria. Un racconto duro e atroce andato avanti per più di due ore.

”Quando si arrabbiava pensando che avessi bevuto, mi chiudeva nel cassettone del divano che avevamo in sala: una volta mi ha persino legato mani e piedi. Poteva tenermi lì dentro anche tre giorni di fila, facendomi uscire quando voleva lui per mandarmi al bagno o farsi preparare da mangiare. Oppure mi costringeva a stare in piedi in un angolo della casa fino a che non cadevo a terra sfiancata dalla stanchezza”. Ma non solo. In un’occasione, dopo averla raggiunta mentre la scappava terrorizzata per le scale della palazzina in cui abitavano in cerca di aiuto, ”mi ha trascinata per i capelli per tutto l’appartamento, mi ha gettato sul divano e con due spille da balia mi ha infilzato le labbra da parte a parte”. ”E’ questo quello che succede agli infami che scappano”, le avrebbe detto prima di chiuderle la bocca.

L’uomo, dopo la denuncia della ex compagna del 25 febbraio scorso, è in carcere con le accuse di sequestro di persona, maltrattamenti e lesioni. In più di un’occasione avrebbe spedito la donna in pronto soccorso con ferite di ogni genere alla testa, al volto, alle braccia e su tutto il corpo. ”Ogni volta ai medici riferivo una bugia: o che ero caduta dal motorino o che ero inciampata. Non potevo raccontare la verità. Poi sarebbe stato peggio”.

Dal 1998, anno in cui i due si sarebbero messi insieme, sarebbe stata un’escalation di violenza. ”Litigavamo di continuo perché lui voleva che gli procurassi dei soldi per comprare alcol o droga. La cocaina costa cara e lui ne aveva sempre bisogno: diventava ancora più cattivo quando era in astinenza”. Fino a legarla con una catena e un lucchetto ai piedi del letto. O massacrarla sotto ai colpi di una mazza da baseball. O costringerla a bere in pochissimi minuti un’intera pentola di ragù al pomodoro perché ”pensava che lo avesse cucinato una mia amica di cui lui si schifava”.

”Non ho mai denunciato perché avevo paura che mi portassero via i miei due bambini. Ma sono arrivata a pesare 39 chili e sentivo che non ero più in me. I miei due figli al mondo hanno solo me, non potevo permettermi di impazzire e lasciarli soli: così sono andata in Questura”.

Si tornerà in aula tra alcune settimane.

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