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Tornano alla luce sepolcri longobardi e bizantini

Conclusi i lavori nella nuova necropoli di Bassano in Teverina

Un piccolo sepolcro scavato nella pietra, risalente al VII-VIII secolo dopo Cristo, utilizzato come tomba per riporre probabilmente le spoglie di un bambino o di una bambina.

È solo uno degli straordinari ritrovamenti scoperti nel sito di Pietramara, a Bassano in Teverina, dove si è da poco conclusa la prima campagna di scavi archeologici. Un eccezionale lavoro che ha riportato alla luce un edificio ecclesiastico, un’estesa necropoli, materiali in ceramica e oggetti di bronzo. Tutti lasciti delle antiche popolazioni che abitavano la valle del Tevere: romani, longobardi e bizantini.

Gli scavi, iniziati nel 2018, sono stati condotti dalla Sovrintendenza delle Belle Arti in collaborazione con il dipartimento Distu dell’Università degli Studi della Tuscia e il gruppo archeologico Bassanese.

”Le attività sono in corso, quindi è difficile dare dei risultati definitivi, ma si tratta di materiali che rappresentano un’epoca che va dall’alto medioevo al pieno medioevo. Ma ci sono anche ‘affondi’ su epoche più antiche perché stanno emergendo materiali che risalgono all’epoca protostorica”, spiega all’Adnkronos l’archeologo Giancarlo Pastura dell’Unitus.

Sull’origine dell’edificio religioso, l’esperto afferma: ”Si tratta di una chiesa nata in funzione di un’estesa area di necropoli, ma, diversamente da quanto riportato nelle tradizioni erudite, è posizionata in un luogo lontano rispetto a quello dove, poi, si svilupperà il castrum di Bassano. Si può parlare, in questo caso, di una vera e propria chiesa rurale, almeno nel momento della sua fondazione, oggi riconoscibile in una struttura absidata di modeste dimensioni. In piena età medievale continua ad essere utilizzata mantenendo il suo carattere funerario e rimanendo, quindi, un luogo di culto di riferimento per la popolazione locale, che ne promuove opere di manutenzione e di rinnovamento architettonico, come ad esempio l’aggiunta del piccolo campanile tra XI – XII secolo”.

Per quanto riguarda invece la necropoli: ”Si tratta di tombe che hanno un incavo per alloggiare la testa del defunto. È una tipologia funeraria molto dibattuta negli studi archeologi e sembra richiamare le forze mercenarie al seguito dell’esercito bizantino”.

Grazie ai lavori sono tornate alla luce anche le antiche ”pestarole”, vasche scavata nel tufo e legate alla produzione agricolo-contadina. ”Possono essere singole, doppie, con canali di scolo e di diversa natura, in alcuni casi anche monumentali come qui a Pietramara”, sottolinea Pastura.

Le prossime campagne di scavo ”consentiranno di comprendere, oltre alle cronologie dei singoli manufatti, anche le dinamiche insediative di questo settore delle campagne bassanesi che alla luce delle informazioni sin qui raccolte appaiono particolarmente vitali nel periodo compreso tra l’VIII e il XII secolo”, conclude l’archeologo.

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