28102020Headline:

”Tra due giorni due donne porteranno della droga in carcere…”

Una telefonata anonima al centralino di Mammagialla fa scattare i controlli delle unità cinofile

”Tra due giorni due donne porteranno della droga in carcere…”. Una telefonata anonima al centralino del penitenziario di Mammagialla, il 25 maggio del 2017, avrebbe informato gli agenti in servizio di una presunta imminente cessione tra un visitatore e un detenuto.

”La chiamata è stata rapida e imprecisa. All’altro capo del telefono c’era una voce straniera che parlava con un italiano incerto. Ma non potevamo far finta di nulla e così per il 27 maggio abbiamo organizzato un servizio di sorveglianza con i cani antidroga”, ha spiegato un assistente capo.

E quel giorno, tra le decine di visitatori, ci sarebbero state anche due donne segnalate dai pastori tedeschi: una di loro avrebbe avuto dell’hashish nascosto tra i capelli, mentre l’altra, alla vista degli agenti, avrebbe ingoiato qualcosa.

”Fu lei stessa a riferirci di aver appena ingoiato del subuxone – ha proseguito l’assistenza capo, facendo riferimento al farmaco usato per la dipendenza da oppiodi – così la abbiamo portata in ospedale. Ma le pasticche forse erano avvolte dal cellophane, perché alla radiografia non si vedeva nulla”.

”Eppure il cane le si era seduto davanti per indicare alla sua guida, presenza di droga e così abbiamo proceduto a controllarla” ha concluso.

La donna, difesa dall’avvocato Luigi Mancini, è finita a processo per aver tentato di introdurre droga all’interno del carcere: all’interno del suo appartamento, ispezionato nelle ore successive, gli agenti avrebbero trovato altre pasticche e 0,18 grammi di eroina.

”Ero in cura al Sert da mesi – si è difesa la donna – quella mattina ero andata per assumere la mia dose di metadone. Ma in bocca, all’entrata del carcere avevo solo la gomma da masticare. È quella che ho ingoiato”. Una versione differente da ciò che all’epoca disse agli agenti, quando spontaneamente riferì di aver mandato giù delle pasticche di Subuxone.

Ieri, a distanza di tre anni, per lei è arrivata l’assoluzione.

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