04072020Headline:

Maxi sequestro della finanza: la base logistica nel retro di un supermercato

Nel negozio scoperta anche una cucina in cui venivano confezionati prodotti scaduti

Avevano pensato a tutto, mettendo in piedi quello che sembrava un sistema infallibile. E, invece, gli uomini della guardia di finanza li hanno smascherati eseguendo un sequestro preventivo che supera i 21 milioni di euro.

Tutto inizia nel 2017 quando, nell’ambito di indagini finalizzate alla tutela della salute pubblica, i finanzieri individuano il supermercato, situato a Bassano in Teverina, che aveva sul bancone prodotti scaduti. ”I controlli – spiegato gli investigatori – hanno portato alla luce anche un locale-cucina in cui venivano confezionati cibi con prodotti scaduti”. Non solo. ”Nel retro, è stato trovato un ufficio-archivio dove c’era copiosa documentazione contabile riconducibile ad altre società operanti fuori Viterbo”. E così, mentre il supermercato viene chiuso, gli uomini del maggiore Masdea si mettono al lavoro.

”I soggetti coinvolti, tra cui due donne, (e nessuno gravato da misure personali, ndr), hanno messo in piedi società fittizie intestate a terze persone. Cioè – hanno spiegato gli uomini della finanza – teste di legno consapevoli del proprio ruolo, ma realmente gestite da due dominus: un romano e un commercialista sempre di Roma, che emettevano fatture false per operazioni inesistenti; dichiaravano Iva per ottenere compensazioni dal fisco. I crediti in parte venivano monetizzati, in parte venivano usati per pagare i contributi dei propri dipendenti”, hanno detto i finanzieri che, su disposizione della procura di Roma, ieri mattina hanno messo in atto un sequestro preventivo di beni per oltre 21 milioni di euro tra Viterbo, Roma, Tivoli, Cremona, Milano, Rieti e Perugia. Si tratta di beni immobili, auto di lusso e conti correnti.

Ma non finisce qui. ”Con parte del profitto ricavato dal rimborso Iva falsamente versata – hanno detto in conclusione i finanzieri – avevano stipulato una polizza tramite l’acquisto del 100% delle quote di un fondo di una società di Lussemburgo e una partecipazione totale di altre sue società con sede all’estero”.

I due dominus, in pratica, si erano spostati da Roma per individuare una piccola località nel Viterbese – Bassano in Teverina, appunto – convinti che così potessero gestire sicuri i loro affari. E, invece, i finanzieri li hanno scoperti.

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