01122022Headline:

Sul Lago di Bolsena 16° campionato Vela Latina

Eccezionale regata a Capodimonte presso il Club Nautico Capodimonte

di Andrea Stefano Marini Balestra

Viterbo, 21.9.22 – La vela latina, cioè quella triangolare classica che si vede nelle barche a vela antiche è nata nel Mediterraneo, mare dai venti incostanti, quindi non adatto alla vela quadra più adatta nella navigazione con venti regolari e portanti.

Furono gli arabi che la scoprirono e furono proprio essi che navigando velocemente nei nostri mari divennero pirati ed invasori dei nostri lidi. Sembrava la Vela latina morta dopo l’introduzione di armi velici più performanti, in particolare l’armo cosidetto marconi con randa e fiocco come oggi usa la totalità delle barche a vela moderne.

In Sardegna, specificamente a Stintino, si ebbero le prime competizioni di Vela latina, nonchè nella penisola sorrentina a Sorrento dove le barche armate a vela latina si chiamano feluche.

Qualcuno dirà, perche si chiama vela latina. Non c’entrano i romani ed i popoli latini, ma il nome della vela deriva dalla sua forma triangolare che si chiamò dapprima latrina, poi tolta la r, latina. L’armo è sostenuto da un tozzo basso albero sui cui viene alato il picco, cioè un’asta sulla quale è invergata la vela. La parte anteriore della vela va a prua oltre l’albero, addirittura funge da primitivo fiocco che consente andatura di bolina.

Navigare con il picco sottovento si dice “alla buona”, con il picco sopravento “di dosso”. Non è possibile “spiccare” nelle virate. Lo skipper della barca arma sottovento il picco se prevede una rotta maggiore sul quel bordo perchè avere il picco “alla buona” consente migliori prestazioni.

Per merito del Club Nautico di Capodimonte sul Lago di Bolsena si terrà da giovedi 22 venerdi 22 la serie delle regate su boe il 16° Campionato italiano di vela latina. Grosse e tozze sono le barche armate con tale attrezzatura, del peso di molti quintali, prive di deriva mobile per cui la stabilità in navigazione viene dall’importante immersione dell’opera mota (cosi si chiama la parte immersa di un’imbrcazione). Le barche, rigorosamente in legno, costruite da mastri d’ascia delle varie scuole della marineria italiana hanno un’attrezzatura di manovra semplice, come in antico. L’equipaggio corregge lo sbandamento sottovento della barca mettendosi in posizione sopravento.

Tutto come ai tempi antichi, comunque anche oggi per sport si naviga come andavano a vela grosse barche commerciali prima della supremazia della navigazione a motore, cioè anche solo meno di cento anni fa.

Questo tipo di barche saranno presto riconosciute dall’UNESCO come patrimonio dell’Umanità

A Capodimonte, durante il Campionato si terrà un convegno promosso dalla AIVE -Ass.Italiana Vele d’epoca) presso il complesso “La Cascina”. Il pomeriggio di venerdi 23 alle 19, sempre a “La Cascina” la premiazione del campionato, Saranno esposte le barche partecipanti.

Un museo all’aria aperta.

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