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Svezia, le “nudità nascoste”: un parametro di non integrazione

Quando l'integrazione non funziona

Redazione

Viterbo,22.9.22 – Dall’amico Fabio Marco Fabbri ci è stato consentito pubblicare sulle nostre pagine un suo articolo pubblicato su L’Opinione, giornale sul quale scrive e commenta i fatti internazionali. L’articolo

“Svezia, le “nudità nascoste”: un parametro di non integrazione

Di Fabio Marco Fabbri

19 settembre 2022

Svezia, le “nudità nascoste”: un parametro di non integrazione

Il welfare scandinavo, in generale, ha seguito un percorso diverso da altri Stati europei. Politiche di accoglienza “fiduciose”, senza dogmi verso chi migrava in queste regioni, forse non valutando completamente la “cultura” importata, ma soprattutto non considerando o sottovalutando le consuetudini legate all’appartenenza religiosa. Così, nell’arco di un paio di decenni, le usanze svedesi in particolare, ma scandinave in generale, hanno dovuto subire cambiamenti poco prima inimmaginabili.

Un punto di osservazione significativo ed emblematico può essere la sauna di Stoccolma. L’approccio degli svedesi in questo luogo ameno dove si è sempre espressa la libertà, ma anche la dolce monotonia svedese, è cambiato. Le elezioni dell’11 settembre, che hanno dato la maggioranza ai partiti collocabili nel centrodestra e nella destra, sono state una prima risposta.  Oggi nella sauna della piscina di Stoccolma nessuno, o quasi, va più nudo. E questo è un cambiamento notevole per gli svedesi. Gli amanti della sauna pubblica, fino a vent’anni fa, si presentavano per lo più senza alcun abbigliamento, senza il minimo imbarazzo, vedendo nella nudità “indossata” tradizionalmente e pubblicamente un atto e un costume dal quale non si voleva contravvenire. Ma circa una decina di anni fa già la metà degli avventori si presentavano in costume da bagno, o pantaloncini. Una intollerabile eresia per gli svedesi legati a questa tradizionale usanza.

Adesso accade che nella sauna non vi sia più nessuno nudo. Una trasformazione dei costumi che riflette la politica migratoria voluta, dalla metà degli anni Settanta, dai socialdemocratici guidati da Olof Palme (nato nel 1927 e assassinato nel 1986), fautore e promotore dell’accoglienza dei rifugiati. Ma in realtà, dopo poco, l’accoglienza si è rivelata più per sedicenti rifugiati politici. Nel complesso, sono stati accolti iraniani, somali, eritrei, siriani, ma anche curdi, cileni e altri. Queste politiche migratorie, proiettate verso una accoglienza “cieca”, come accade in altre nazioni, hanno poi sortito numerosi imprevisti che hanno dimostrato tutte le criticità di scelte, forse, non analizzate approfonditamente. Questi massicci flussi in entrata di pseudo-rifugiati politici e clandestini hanno toccato il culmine tra il 2014 e il 2015, quando sono stati accolti oltre 164mila migrati. Un record europeo, se considerato in relazione alla popolazione svedese.

Questo è lo scenario dove si sono celebrate le elezioni politiche di domenica 11 settembre, anche se con risultati che non hanno creato percentuali nettamente demarcanti tra i due schieramenti. I socialdemocratici sono primi, ottengono il miglior punteggio da vent’anni – 30,5 per cento – ma non potranno governare. Al Riksdag, il Parlamento unicamerale, mancano tre seggi. La destra classica sta al 19 per cento, superata dall’estrema destra che tocca il 20,5 per cento. Nel gioco politico svedese, i conservatori hanno aiutato potentemente il suo leader, Jimmie Åkesson, nella sua campagna elettorale dove ha assicurato di “regolare” quella immigrazione socialmente destabilizzante, e che degrada le tradizioni, di garantire la sicurezza degli svedesi, e di combattere la precarietà. Con uno sguardo, anche, a frenare l’ostentazione dell’appartenenza religiosa, l’islam, nei luoghi pubblici. Argomenti, questi, che hanno dominato la campagna elettorale a scapito di altre tematiche, apparentemente meno penetranti nelle esigenze della popolazione, come la lotta ai cambiamenti climatici, ma anche la “questione Ucraina”. Tuttavia, anche se i socialdemocratici hanno cavalcato e rafforzato le loro posizioni critiche sulla questione dei migranti, anche prima di queste elezioni, non sono riusciti a trascinare dalla loro parte quella fetta di elettori che soffrono l’argomento del cambiamento dei loro costumi. Oggi, anche nella “aperta” Svezia il popolo va molto più sul pratico e sull’immediato che sul teorico a lunga scadenza e, a volte, tendenzialmente utopistico. Il problema dei migranti e “le nudità nascoste” battono nettamente l’incerto problema dei cambiamenti climatici e tematiche affini.

È noto che il rapporto con il “nudo” degli arabo-musulmani, degli africani, molti dei quali musulmani, degli asiatici, ma anche dei popoli del Sud America, non è lo stesso degli scandinavi. Sembrerà banale, ma la perdita della “ritualità della nudità” nelle saune svedesi è uno stravolgimento sociale che mina la cultura di un popolo, in questo caso di quello accogliente. Inoltre, non dobbiamo dimenticare quelle che un po’ forzatamente vengono definite “no-go-zone”, ma che la polizia svedese tiene a definire “aree problematiche”. In queste “semi-enclavi” vi è un’elevata criminalità, costruita su uno status socioeconomico basso, una assenza della cultura del Paese accogliente, una mancanza di integrazione e cooperazione sociale, supportata dalla poca conoscenza della lingua svedese. Nella città di Malmö, nel Sud della Svezia, i quartieri dove si riscontrano queste “aree problematiche” sono quelli di Rosengård e Seved, dove si sono verificati negli ultimi tempi quattordici omicidi. È evidente che questi fattori creano forte disagio in una popolazione dove il concetto di accoglienza era naturale. Comunque, molti migranti o figli di migranti si sono integrati e stanno dando anche lustro alla nazione, come calciatori, atleti di varie discipline e tennisti.

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