Non è un sabato qualunque. E non è nemmeno un sabato italiano. Piuttosto ieri (sabato, appunto) pareva di stare a Londra. E non a Viterbo. Con la nebbia parcheggiata a mezz’asta. Quella pioggerellina che rende babà la gente (non bagna, ma inzuppa). E soprattutto con una quantità incredibile di stranieri che gironzolavano per il centro. Tutti col fagotto a spalla. Chi con la chitarra. Chi coi piatti (della batteria, e non della nonna). Chi con gli spartiti. E chi con la macchina fotografica. Che null’ha a che vedere con la musica. Ma quattro scatti quando si vive una città sconosciuta sono d’obbligo.
E a fare da scenografia alla situazione appena descritta noi comuni mortali. Il mercato del Sacrario. Il fruttarolo egiziano. La tipa gipsy che chiede l’elemosina col gonnone. Il parcheggiatore abusivo. Il commerciante inalberato per il clima pasquale anomalo. In parole povere una cittadina come un’altra. Fortuna loro, perciò. Fortuna che ci stanno i seminaristi del Tuscia in jazz.
Impossibile quantificarli. Poiché operano in pieno stile jazz. Ossia sembrano precisi, ordinati, lineari. Ed invece si muovono come trottole impazzite da una location all’altra. Secondo i gusti del giorno. L’insegnante più fico. Lo strumento consono alle proprie tendenze. Una jam nella jam.
Il tour della pratica parte dalla sala Almadiani. Laddove trenta, quaranta bocche si dilettano nel sax. Il tutor spiega il concetto dell’ordine. Tanto nella vita quanto nella composizione degli spartiti. E poi giù, pratica. Il risultato è simile a un coro, ma nessuno parla. E ad ogni singolo errore ci si ferma in blocco. Raro esempio di democrazia.
Più sciolta e scafata invece la situazione del Museo delle ceramiche. Si segue quello con la tromba. Agendo. Fiati, batteria, chitarre e turisti increduli gli vanno dietro. E quindi ecco l’assolo non voluto. “Ragazzi – dice scherzando – se parto non vi fermate. Mica e’ il mio concerto”. E risata generale.
Alla Gatti non c’è nessuno. Ma poco importa. A quanto pare pure i jazzisti mangiano (colpa del cronista ritardatario). Meglio proseguire verso la sala Anselmi quindi. Dove lo stacco dal mondo è totale. Fuori la sede istituzionale della Provincia. La chiesa ortodossa. La boutique di scarpe. Dentro un cento chili d’uomo seduto dinnanzi ad un Hammond. Trenta teste silenziose. E null’altro. Una cartolina monocromatica. Alla Csi. Mura, pavimento, soffitto, luci. Total white. La purezza assoluta delle note nello spazio.
E questo è solo il racconto di una mattinata. Che prosegue sul medesimo canovaccio oggi. A seguire, Sala Anselmi, incontro e dibattito con Ruben Rogers e Eric Harland, “La ritmica nel jazz” (ore 18, ingresso 5 euro con degustazione vini). Sala Almadiani: Aaron Goldberg and Rosario Giuliani duo (ore 19, ingresso libero). Teatro San Leonardo in chiusura: Fabrizio Bosso (si, quel Fabrizio Bosso) meets Enrico Mianulli orchestra (ore 21.30, ingresso 15 euro).
Che lusso di Pasqua…






