Il formaggio… limite ideologico tra vegetariani e vegani. Sì, è arrivata la Pasqua e si ricomincia con il solito ritornello sul salvataggio dell’agnello e sulla pacificazione fra uomo natura animali.
Basta carne nel piatto… ma il formaggio? Sembra, per una coerenza etica, che questo elemento sia una ragione sufficiente a creare una barriera fra animalisti vegani e vegetariani ecologisti. Senza star lì ora a ripetere tutta la storia ed i vari distinguo, vorrei semplicemente riportare le mie considerazioni sul formaggio, considerazioni basate sulla mia esperienza personale.
Mi obiettava tempo fa Caterina: “Per avere il formaggio devi allevare degli animali che producono il latte ed il latte lo producono solo le femmine. Dei maschietti che nascono, sia che siano vitelli, che agnelli, capretti cosa se ne dovrebbe fare?”
In verità per anni anch’io ho avuto capre e pecore e mi sono reso conto del problema con i nuovi nati, soprattutto i maschi. Di solito gli allevatori li vendono (e vengono quasi sempre macellati). Io per un po’ ho cercato di regalarli ad amici che avevano terreni incolti per lasciarveli liberi o semiliberi. Ma i maschi quando crescono, soprattutto se da soli, o fra soli maschi intendo, diventano aggressivi e sono comunque un problema anche per chi li tiene.
Allora c’è da capire una cosa, per quanto riguarda i capretti o pecorini. In natura questi nuovi maschi che nascono sarebbero massimamente uccisi da predatori o dai maschi adulti della stessa specie (che non vogliono future concorrenze) come fanno i maschi di quasi tutte le specie animali in cui c’è il sistema del capobranco dominante (gli unici a non farlo, o perlomeno, a non farlo così pesantemente sono le scimmie; in effetti noi abbiamo preso da loro…).
Vorrei comunque far presente che il piccolo allevatore, svolge una funzione imitativa della natura: egli protegge il gregge ed infine elimina i maschi in sovrappiù. Di solito le femmine le tiene, appunto, per il latte.
C’è da fare poi una distinzione tra i grossi produttori di latte, con mucche o bufale. Se gli animali vivono allo stato brado o semibrado, in questo caso i vitelli vengono allattati dalle madri regolarmente e l’uomo prende il latte in sovrappiù (come succedeva e ancora succede in alcune società rurali pastorali dell’Asia, Africa, etc.). Se invece gli allevamenti sono industriali, come avviene massimamente nel mondo occidentale, i vitelli maschi di solito vengono eliminati subito, per farne carne da macello, le femmine vengono allattate con latte artificiale e le fattrici continuano a produrre latte esclusivamente per l’uso umano, per alcuni anni. Poi quando le fattrici sono “esaurite” vengono uccise anche esse.
Viviamo in una società che non tiene conto del valore della vita delle altre specie ed è per questo che una dieta vegetariana sarebbe indicata anche per motivi etici, ma questi sono secondari rispetto alle ragioni ecologiche (anche in termini di ecologia umana). Infatti non dimentichiamo che l’allevamento industriale è la causa maggiore di inquinamento per la terra, maggiore di qualsiasi alta attività umana, comprese le guerre, le centrali nucleari, l’industria e le macchine, lo smog, etc. etc.
L’inquinamento viene quasi tutto dall’allevamento industriale (per le deiezioni e per il consumo di acqua potabile, e dall’agro-industria per la continua deforestazione e per la produzione di foraggio coltivato chimicamente, per gli ogm, etc.). Non voglio però farla troppo lunga…..
Il formaggio, in fondo, dovrebbe essere una sorta di integratore, un “cacio alchemico”, come quello che produceva un capraio amico di Calcata, che si chiamava Luigino ed era un vecchio pastore con poche bestie tenute decentemente. Egli faceva solo un po’ di formaggio per se stesso e per qualche amico. Se un piccolo allevatore ha una produzione limitatissima in qualche modo rientra nel sistema ecologico e comunque egli cerca di rispettare i dettami della natura anche nel mantenimento del “genere” dominante (quello femminile). Ed è per questa ragione che quando al Circolo venne a trovarmi Carmen Somaschi (che è donna e vegetariana) ho offerto il cacio, mentre alla venuta di Nico Valerio (che è maschio e vegano) ho offerto il pinzimonio….






