Nel dì che per alcuni era Pasqua e per altri la giornata dell’indipendenza basca (gora Euskal Herria, ora e sempre), per altri ancora è stata la domenica della consapevolezza. O della presa di coscienza. Dicesi presa di coscienza: qui, o ci si accoda o facciamo una figura che la metà basta. Questo in sostanza è il dato emerso nella penultima serata del Tuscia in jazz (meglio tardi che mai), al cospetto di sua maestà Fabrizio Bosso. Dio della tromba, issato sul palco del San Leonardo a mo’ di santino, ma senza moccolotto acceso davanti.
Si parlava di consapevolezza. Ecco, finalmente il Comune (inteso come istituzione, ma anche come popolazione) s’è desto. E non poteva essere altrimenti. Giacché al teatro ci stava un pienone – leggi sold out – che a Viterbo non si vedeva dai tempi delle porchette gratis in piazza. Quelle post comizi elettorali. Così Paolo Moricoli (dell’amministrazione) ha buttato la’ la proposta. Davanti a tutti, e quindi tutti testimoni. “Il Tuscia in jazz deve rimanere a Viterbo – questo il suo telegramma – ora e sempre”. Per la gioia del direttore Italo Leali (commosso e incastrato), che altro non ha potuto fare se non applaudire. In questo modo lo strappo simbolico tra politica e manifestazione s’è ricucito. Che poi in realtà non si trattava tanto di uno strappo, quanto di una sorta di guerra fredda. O chiamala (se vuoi) indifferenza. Segata come detto da Moricoli (l’unico che s’è visto per tutto il programma) e ancora prima dal cittadino numero uno Leo Michelini. Affacciatosi agli Almadiani sul dopo pranzo per gustarsi quattro note. Che l’agnello si digerisce meglio.
Ed ora? Ora che la cinque giorni è terminata, che il sipario s’è chiuso (con Beppe Servillo, tanto per citare un altra divinità), è tempo di tirar le somme. Lo stesso sindaco pare che gradirebbe sciorinare una conferenza stampa zeppa di dati. Una sorta di “così si fa” indirizzato ad altri organizzatori di eventi o presunti tali. Una mossa strategica, un boccata d’ossigeno. Dopo il terremoto estivo (fronte cultura) e il recente, anzi ancora in corso, passo falso sulla stagione teatrale. Il Comune ha speso poco e guadagnato molto. In visite. In numeri. In prestigio. In turismo. E in popolarità. Magari se ne è accorto solo un po’ tardi di avere un tesoro in tasca. Col rischio di perderselo per distrazione. Ma siamo salvi. In zona Michelini.
“Viterbo deve diventare capitale del jazz”
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