09032026Headline:

Non si possono vendere i frigo in Lapponia

iglooScusate l’insistenza, ma – anche per stare al passo con l’attualità – non posso non tornare sul tema cultura e sviluppo, soprattutto alla luce di quanto avvenuto in questi ultimi giorni, complice la kermesse di San Pellegrino in fiore.

E, tanto per rimanere sempre al passo con l’attualità, vorrei ripartire da quanto affermato al nostro Stefano Mecorio da alcuni commercianti di abbigliamento il giorno dopo il pienone del primo maggio.  “Qualche paio di scarpe e qualche magliettina in più son partite – è stato riferito – ma i tempi d’oro sono andati. Rispetto al solito però, questo è lusso. Almeno per noi. Altri colleghi si son lamentati”.

I venditori di scarpe e magliette una certa ragione ce l’hanno, perché i tempi d’oro sono ormai solo un ricordo. La gente di soldi ne ha pochi e li spende con oculatezza. Ma i nostri dovrebbero anche farsi una domanda e darsi una risposta (sì, proprio alla Marzullo): perché uno che viene a Viterbo da turista, per visitare San Pellegrino in fiore, dovrebbe comperarsi una maglietta o un paio di scarpe (cose che può comprarsi tranquillamente sotto casa, ovunque abiti, quando ne ha effettivamente bisogno)?

Non ritengono, i nostri venditori di scarpe e magliette, che al turista andrebbe offerto qualcosa di diverso e più attinente allo spirito del viaggio che sta facendo?  Ad esempio, i prodotti tipici della Tuscia (enogastronomici, artigianali e quant’altro), oppure i classici souvenir (paccottiglia compresa). Non crede il venditore di magliette, che – tanto per fare un esempio – se si fosse fornito di un bello stock di t-shirt con la scritta “I love Viterbo”, magari con accanto l’effigie di palazzo papale o di piazza San Pellegrino, avrebbe incassato qualche euro in più?

Purtroppo – e sottolineo purtroppo – il decollo di una città dipende senza dubbio dalla lungimiranza della sua classe politica, ma anche dall’acume di quella imprenditoriale. Che ha il dovere – altrimenti che imprenditore è? – di adeguarsi ai tempi e al mercato. I due venditori di magliette e di scarpe che si sono lamentati col nostro Mecorio assomigliano tanto a quel rappresentante di frigoriferi e surgelatori che pretendeva di venderli in Lapponia.

Ari-purtroppo, uno dei problemi atavici del capoluogo della Tuscia (unito ovviamente a tutti gli altri che abbiamo ormai imparato a memoria) è proprio questo: Viterbo non ha un centro storico a misura di turista dal punto di vista commerciale. E qui – è bene rimarcarlo – le responsabilità non sono della politica (che di colpe ne avrà pure tante altre), ma di una classe imprenditoriale miope che ha sempre preferito vivere di rendita piuttosto che pronunciare quella parola obbligatoria per chi fa l’imprenditore, che si chiama investimento.

Dicevo la settimana scorsa: yes, we can. Viterbo ha la possibilità di decollare, mettendo in mostra le sue bellezze, le sue originalità, la sua tradizione. A patto che si crei un sistema Viterbo in cui ognuno deve fare la sua parte. Commercianti compresi. Altrimenti ci si continuerà a lamentare perché il 1° maggio si sono vendute poche scarpe. Come i frigoriferi in Lapponia.

Policy per la pubblicazione dei commenti

Per pubblicare il commenti bisogna registrarsi al portale. La registrazione può avvenire attraverso i tuoi account social, senza dover quindi inserire ogni volta login e password o attraverso il sistema di commenti Disqus.
Se incontrate problemi nella registrazione scriveteci webmaster@viterbopost.it
Portale realizzato da