14012026Headline:

Aiuto, Angelino s’è perso il garantismo

Angelino Alfano

Angelino Alfano

Sto seguendo in questi giorni con la dovuta attenzione – mista a sconcerto – le evoluzioni del caso di Yara Gambirasio, la ragazzina di 13 anni sparita nel nulla il 13 novembre 2010 e ritrovata morta dopo alcuni mesi nel Bergamasco. E sto seguendo con altrettanta attenzione le indagini che hanno portato al fermo del presunto (ripeto, presunto) assassino Massimo Giuseppe Bossetti, nei confronti del quale c’è una prova – quella del Dna positivo – sicuramente pesante. Mi chiedo (e non è una domanda retorica) se anche determinante per stabilirne la colpevolezza.

Al di là di tutto comunque, attendo lo sviluppo delle indagini, giacché lo stesso questore di Bergamo Fortunato Finolli ha avuto modo, nei giorni scorsi, di sottolineare: «Ci sono accertamenti da svolgere per capire e i tempi non sono quelli della stampa. Il caso dal punto di vista giudiziario non è chiuso, dobbiamo attualizzare la presenza della persona a quattro anni fa».

Detto tutto ciò, mi hanno fatto rivoltare lo stomaco le parole del ministro dell’Interno Angelino Alfano, il quale – colto da un raptus stile eiaculatio precox – non ha saputo resistere a quel tweet vergognoso (“Preso l’assassino di Yara Gambirasio”) che, oltre a rischiare di danneggiare un’indagine in corso molto delicata, ha sputtanato con largo anticipo Massimo Giuseppe Bossetti, il muratore di 43 anni indagato per il delitto. Non solo additandolo come certo (e non presunto) omicida, ma anche identificandolo come figlio illegittimo di Giuseppe Benedetto Guerinoni (e sputtanando quindi anche madre e sorella gemella, alla faccia del diritto alla privacy).

Ora, parliamoci chiaro. Se Bossetti fosse riconosciuto colpevole, meriterebbe il massimo della pena e nessuna compassione. Ma la Giustizia (che in Italia è molto lenta, lo sappiamo) deve fare prima il suo corso e quel famoso garantismo spesso sbandierato, talvolta anche a sproposito, nei confronti della casta, forse andrebbe applicato anche nei confronti di coloro che della casta (per loro sfortuna) non fanno parte.

Le parole di Alfano, detto Angelino, sono ancora più orripilanti giacché l’uomo – qualche anno addietro – fu l’artefice di quel famoso Lodo che doveva salvare – per via extra-giudiziaria – il “perseguitato” dalle toghe rosse Silvio Berlusconi. E se quell’operazione non andò in porto, ancora oggi vanno ringraziati Fini e Casini (ai quali, almeno, andrà questo merito nella storia parlamentare italiana). Per non parlare poi, di tutti i pregiudicati (giacché condannati) che Angelino s’è tenuto in Parlamento quando ancora era illustre esponente di Forza Italia. A cominciare da un certo Cesare Previti.

Insomma, gira che ti rigira, il concetto di casta in certi politici è duro a morire. E il garantismo, sacro quando si tratta di difendere qualcuno che conta, va a farsi fottere nel momento in cui riguarda il popolo bue. Per questo, visto che si sta discutendo di riforma del Senato, sarebbe esiziale reinserire per i senatori l’immunità parlamentare. La quale – va ricordato – fu inserita in una neonata repubblica appena uscita del fascismo (e quindi aveva un senso, perché doveva garantire libertà di azione e di parola). Ma che oggi non ha più alcun senso. Anzi, fa solo incazzare la gente.

E Angelino? L’uomo fa tenerezza, perché in questi mesi di ministero ne ha combinate più d’una (ricordate il caso Shalabayeva?). E allora, immaginatelo vagare per le strade della sua Agrigento mentre urla: «Mamma, mi sono perso il garantismo!».

Policy per la pubblicazione dei commenti

Per pubblicare il commenti bisogna registrarsi al portale. La registrazione può avvenire attraverso i tuoi account social, senza dover quindi inserire ogni volta login e password o attraverso il sistema di commenti Disqus.
Se incontrate problemi nella registrazione scriveteci webmaster@viterbopost.it
Portale realizzato da