Ed è di cultura che si torna a parlare. Giacché negli ultimi giorni non lo ha fatto nessuno. Anzi, per essere oltremodo originale, oggi Viterbopost si butta sugli spettacoli. Sui finanziamenti. Sui risultati ottenuti. E sul riscontro (effettivo) del pubblico.
Partenza. Location: Tuscania, parco di Lavello. E non New York, Central park. Data: sabato scorso, ore 21.30. Artista: la Lower Marion orchestra. Che senza ombra di dubbio ha meno seguaci di Mengoni. Biglietto: completamente gratuito. Spettatori: sui cinquecento. Capoccia più, capoccia meno.
Perfetto. Ora, la domanda è la seguente? Come può una squadra tinta di jazz con un nome così improbabile riuscire a riempire un’arena? Le risposte sono due. O a Tuscania faceva talmente caldo che piuttosto che stare a casa si son fiondati tutti ai giardinetti. O, meglio questa, una cosetta modesta ma ben programmata riesce in ogni caso ad ottenere la sua fetta di aficionados. Detto ciò, chi ha organizzato? Quelli del Tuscia in jazz (col supporto della novella amministrazione comunale). Gli stessi che hanno portato cinquemila essere umani sotto Pasqua a Viterbo. Che hanno messo in piedi un cartellone estivo a Bagnoregio da far paura. Che il medesimo giorno del concerto in questione stavano addirittura a La Spezia, per la conferenza stampa del Festival (chiaramente solito tema) più importante dello Stivale. Che, unico caso sul pianeta, a chiusura dei giochi presentano puntualmente i bilanci.
E viene da chiedersi se il direttore Italo Leali abbia dei cloni in giro. O quale sia la strategia dell’ottengo-molto-faticando-
Tirando le somme. Con cinquecento euro si possono far divertire cinquecento persone. Un soldino per ciascuno. Che manco un Calippo ci scapperebbe. E mentre il mondo esterno si danna l’anima per questo o quel finanziamento, quelli del Tuscia in jazz stanno a La Spezia ad insegnare come si fanno le cose. In silenzio. Tipo formiche laboriose. Che di cicale a cantare girano anche troppe. Cri cri.





