A breve toccherà di prescrivere quella famosa bevanda che “mette le ali” a tutti i camici bianchi del Lazio. O magari basterà di aspettare che inventino la clonazione umana. Comunque. La notizia è questa: “Studi aperti dodici ore al giorno, anche nei fine settimana e nei festivi. Con dottori di medicina generale e pediatri di libera scelta a disposizione. È uno dei punti dell’accordo tra Regione e medici, per garantire a tutti continuità assistenziale e un’assistenza più efficiente e vicina ai territori”. Così parlò (attraverso comunicato indecifrabile, stile papiro egizio) Riccardo Valentini, consigliere regionale viterbese e capogruppo di “Per il Lazio” alla Pisana.
Ora. Che certe file infinite finalmente diminuiscano, e che taluni servizi occorrano come il pane, è sacrosanto nonché certificato. Ma la manovra di cui sopra va vista anche da diverse prospettive. E, ohibò, quella che riguarda la Tuscia è una delle più allarmanti. Strano ma vero. Il nocciolo della questione risiede infatti nei drammi legati ai piccoli centri (questa provincia ne è stragonfia, come quelle di Rieti, Frosinone e Latina). Laddove opera un solo dottore “di base”, o quando va bene un paio. “Sinceramente la manovra rappresenterà un ostacolo – spiega Giancarlo Della Casa, monumento con valigetta in quel di Piansano, di cui è lo storico medico condotto – per non dire un disastro. Basta pensare alla improbabile turnazione. Se si sta in ufficio il week end inoltre, al di la del fatto che si è lavorato tutta la settimana, come si può girare anche per le visite in casa e per le faccende esterne?”.
In effetti di uno e trino per adesso si è palesato solo Gesù. Ecco quindi che si è pensato pure di ricorrere a “centri di riferimento” nei paesotti più corposi. “Si vociferava di Acquapendente – prosegue – ma per quanto mi risulta i colleghi non han dato disponibilità. Anzi, in diversi sono arrabbiati e preoccupati. Io magari me la cavo, che sto ad un passo dalla pensione. Ma il futuro non mi pare dei migliori”.
Tornando alla nota di Valentini invece ecco l’altra parte dell’annuncio trionfale. “L’accordo prevede inoltre protocolli specifici per i pazienti con patologie croniche. Logica riduzione dei tempi d’attesa per le prestazioni diagnostiche. Interventi sotto controllo, attraverso indicatori specifici sul processo e l’esito. Eseguiti per definire un preciso sistema di rendicontazione mediante l’utilizzo di un innovativo supporto informatico. Un vero passo in avanti per imprimere una svolta nella sanità locale e integrare al meglio tutta la rete sociosanitaria territoriale”.
Peccato solo che i primi a non essere soddisfatti (eufemismo) siano proprio i diretti interessati.





