La nostra quotidianità ci impegna nell’indagine costante dei fenomeni sociali, politici ed economici che ci caratterizzano in quanto società. In questa ricerca la questione politica occupa una posizione fondamentale ed esige di essere affrontata con radicalità, evitando di ridurre tutto al solo cambio delle “regole del gioco” o alla semplice modifica dei rapporti di potere e puntando su una ridefinizione dei fini che l’azione politica è chiamata a perseguire. Sotto questo profilo, risulterebbe anacronistico e improduttivo enfatizzare tale ambito o limitarsi ad esso, dimenticando che i processi che si sviluppano nella nostra società (e ancor più si svilupperanno nella società futura) sono sempre più legati alla rilevanza di altri ambiti – soprattutto quelli dell’economia, dell’informazione, della corruzione, della burocratizzazione – che dispiegano un forte condizionamento sull’articolarsi delle varie forme di vita associata. La stessa cultura dominante e i parametri valoriali a cui fa riferimento risultano ampiamente dipendenti dalle logiche del sistema economico, che utilizza i media come supporto persuasivo, come mezzo per diffondere stili di vita e modelli comportamentali, nonché incrementare e rafforzare la presenza, percepita come fondamentale, di status-symbol funzionali a loro stessi. Il riscatto della società civile, e più ancora lo stesso destino della democrazia, sono dunque legati alla capacità di riappropriarsi a questi ambiti.
Democratizzazione dell’economia e dell’informazione, lotta alla corruzione, blocco della burocratizzazione: sono questi gli obiettivi fondamentali verso cui tendere se si vogliono porre le premesse di un’autentica civilizzazione. Tutto ciò comporta, ovviamente, un ripensamento del ruolo della politica, la quale, preso atto che deve ridimensionare i suoi compiti, dando più spazio possibile alla sussidiarietà orizzontale, deve rinnovare le modalità della sua presenza e della sua azione per svolgere una funzione di controllo e di guida, assolutamente necessari per il conseguimento del bene comune. In questo quadro d’insieme delle auspicabili e doverose rivoluzioni in seno all’apparato politico, un ruolo preponderante viene rivestito dalle realtà associative. Dare spazio alla sussidiarietà orizzontale, infatti, significa in primo luogo creare una sinergia forte e fertile con le realtà che, come Confartigianato, contribuiscono a delineare strategie politiche utili per il Paese. Ascoltare le voci che rappresentano le istanze di quanti abitano la società deve costituire le fondamenta dell’intero castello politico.
Le difficoltà e le resistenze a mettere in atto processi di riforma sono enormi. La globalizzazione economica e l’affermarsi di “pensieri unici” sembrano rendere impossibile il perseguimento di tali mete. Ma non mancano anche nel nostro Paese segnali di un’inversione di tendenza rispetto al passato, che aprono spiragli di speranza: dal crollo dei partiti tradizionali, che obbliga a immaginare forme nuove di partecipazione politica, al moltiplicarsi di iniziative di cooperazione e di solidarietà sociale fino a forme sempre più diffuse di reazione all’attuale gestione dei media, favorita dalle nuove tecnologie, e di presa di coscienza attorno alle conseguenze negative indotte dal sistema economico, che genera sperequazioni e nuove sacche di povertà.
La situazione evidenzia che sono necessari “strumenti” atti a favorire la ricostruzione di un tessuto sociale più articolato e capace di rispondere a istanze di vero sviluppo della democrazia.






