La burocrazia ha i suoi tortuosi ingranaggi. E fin qui nulla di nuovo. Talvolta però da essa scaturisce comunque qualcosa di buono. Strano, ma vero.
È questo il caso del cosiddetto Sic. Che non è solo un’esclamazione. Ma anche un “sito di interesse comunitario”. Definizione: dicesi Sic un concetto definito dalla direttiva comunitaria relativa alla conservazione degli habitat naturali e seminaturali, e della flora e della fauna selvatiche. Nota nota anche come “Direttiva Habitat”.
Entro sei anni di vita, un sito di interesse comunitario (o di “importanza comunitaria”, tanto per rendere più semplici le cose) si tramuta in Zcs. Ora, ci risiamo: cos’è la Zcs? Una “zona speciale di conservazione”. Sempre ai sensi della “Direttiva Habitat” della Commissione Europea. Quindi uno spazio di importanza comunitaria in cui sono state applicate le misure di conservazione necessarie al mantenimento o al ripristino degli habitat naturali e delle popolazioni delle specie.
Il passaggio di nome dalla prima alla seconda sigla viene sancito dal ministero dell’Ambiente. Tramite una procedura di valutazione di incidenza (logicamente) ambientale.
Le differenze? Nessuna, praticamente. Se non che per arrivare ad un vero e proprio stato di conservazione, tutela e via discorrendo, di un’area, al fine di essere riconosciuti come tale da Bruxelles, tocca per forza di cose affrontare questo iter.
Così vanno le cose nello Stivale. E così vanno anche in terra di Tuscia. Dove l’assessore all’Ambiente della Provincia Paolo Equitani ha indetto una riunione relativa proprio alla pratica. L’invito è per il prossimo 24 febbraio, naturalmente a palazzo Gentili. E si prevede la folla, giacché da queste parti sono ben trentasette gli appezzamenti pronti al passaggio di dicitura.
“La Regione – fa sapere Equitani – ha stabilito che la Provincia può trasmettere entro il 16 marzo alla Direzione Ambiente le osservazioni raccolte, che potranno essere presentate da soggetti pubblici e privati, svolgendo in questo modo una funzione di raccordo, al fine di valutare l’impatto che dette misure produrranno a livello locale”.
Geolocalizziamo il fenomeno: Calanchi di Bagnoregio, Caldera di Latera, fiume Marta, fosso Cerreto, lago di Mezzano, versante nord del monte Cimino, monti Vulsini, Sughereta di Tuscania, lago di Bolsena, isole Bisentina e Martana.
“Tutti i soggetti interessati sono invitati a prendere visione delle misure adottate, ed eventualmente potranno formulare le proprie opinioni. Quello in corso è un cantiere aperto, si parla di preadozione con la possibilità che il tutto possa essere rivisto e modificato prima dell’adozione definitiva. Per un processo che deve avvenire compatibilmente con le esigenze di sviluppo del territorio”.









