Vogliamo parlare di una iniziativa che il Corriere della sera ha lanciato nei giorni scorsi dalle sue pagine. Si tratta di #ringraziaundocente.I lettori potevano fino al 16 maggio ricordare e dire grazie ad un insegnante che è stato importante, fondamentale,nella loro vita.
Sono fioccati una serie di scritti a dire il vero a volte un po’ retorici. Sì, lo confesso, anche io ho guardato e ho letto:cercavo un messaggio,un riconoscimento nei miei confronti da parte di uno qualunque dei miei alunni. Quanti sono stati in quaranta anni?Impossibile fare un conto. Ma non ho insegnato per sentirmi ringraziare su un giornale. Preferisco che , incontrando una alunna dell’anno scolastico 1982, terza media, mi senta dire (io naturalmente non potevo riconoscerla, essendo lei una bella donna ora, e non più una adolescente): “Lei è stata la mia insegnante, io sono XY. Si vedeva che lei aveva piacere di insegnare e di cercare il modo di interessare ognuno di noi”. Questo mi è successo domenica scorsa.
Ho toccato il cielo con un dito e ho detto, tra me e me, che se è vero che qualche alunno mi ha mandato a quel paese perché lo avevo aspramente e duramente ripreso, qualcun altro ha un ricordo positivo di me, per qualcuno sono stata utile e per qualcuno no.
Perciò, l’ode al docente sul giornale fatela, ma è meglio se lo andate a cercare e glielo dite oppure fatelo se lo incontrate per strada e se sentite di farlo. Intanto per lo Stato questa categoria non gode di un’adeguata considerazione da nessun punto di vista.
Ritornando alla iniziativa del Corriere mi sono chiesta perché è nata, chi ha avuto l’idea.La maggior parte dei ringraziamenti è post mortem e quindi dal Paradiso i docenti ringraziati avranno potuto vedere che quaggiù sulla terra qualcuno si è ricordato di loro. Be’, sinceramente, mi accontenterei del Paradiso….
E comunque l’iniziativa dell’illustre quotidiano milanese mi è sembrata un po’ “strana”, e adopero un eufemismo. Non ci si è mai filati nessuno, diciamo la verità .Tutti hanno sempre bollato il docente come uno che lavora 18 ore a settimana e ha tre mesi di ferie. Non è così, almeno non per tutti .Le ferie sono di trenta giorni .Punto. Dopo le diciotto ore di insegnamento si lavora a casa. I rientri pomeridiani sono dedicati al confronto, all’aggiornamento al confronto tra colleghi. Si correggono compiti , si studia sempre, e dico sempre.Forse per qualcuno non è così, ma l’eccezione non fa la regola. Il lavoro dell’insegnante comprende anche di dare un giudizio finale e quello non si può dare a cuor leggero. Meditate gente, meditate.







