Dalla Grande Incertezza alla Grande Paura, e senza neanche passare dalla Grande Bellezza né tantomeno avere la possibilità di conoscere Sabrina Ferilli, o alla peggio Carlo Verdone. Il martedì delle scadenze (entro le 19 di ieri bisognava infatti iscriversi alla Lega Pro) ha fatto calare nella Tuscia una cappa di terrore. Perché? Perché il Grosseto mica si è iscritto a quella che fu – soprattutto per gli inguaribili romantici del gioco del pallone – l’antica serie C. E si dà il caso che il Grosseto sia un club di proprietà della famiglia Camilli, come la Viterbese.
Dunque, il ragionamento che tormenta i tifosi gialloblu in questo inizio d’estate è il seguente: se il Comandante supremo non ha iscritto il Grosseto in Lega Pro, perché cavolo dovrebbe riservare questo onore alla Viterbese, per giunta in serie D, campionato povero e sfigato? Il sillogismo non farebbe una piega: ieri, in sostanza, Camilli ha buttato nel cesso un titolo sportivo che vale un sacco di soldi, che sotto la sua gestione ha vissuto per 13 stagioni consecutive nel calcio professionistico (6 delle quali, in fila, in B) e che aveva ricevuto persino il via libera della Covisoc per i conti in vista del prossimo anno. Perché dovrebbe puntare tutto sugli sfigatissimi leoni, che oltre a stare in serie D, a dover sborsare – eventualmente – centinaia di migliaia di euro per un ripescaggio, sono sotto la giurisdizione di un’amministrazione comunale che se ne impippa?
Dunque, la depressione è alta, e presto tra i tifosi potrebbe sfociare in qualcos’altro, in qualche manifestazione (civile, s’intende) per cercare di cambiare la brutta piega degli eventi. Mentre infatti a Grosseto sono già morti, calcisticamente parlando, dalle ore 19.01 di ieri sera, e sono anche giustamente incazzati, per la Viterbese c’è tempo fino al 10 luglio prossimo venturo. Fino ad allora ci attende di tutto: speculazioni, piste false, depistaggi, acerrimi scontri tra inguaribili ottimisti e sani realisti. E fermo restando che il Comandante è liberissimo di fare ciò che vuole (i soldi, d’altronde, li caccia lui), non ci sarebbe da stupirsi se non iscrivesse neanche la Beneamata gialloblu. Anche per una questione di semplice (semplice?) coerenza. Aveva detto fino all’altro giorno: “Ho chiuso col calcio, lascio sia il Grosseto sia la Viterbese”. Una è andata, manca la seconda. Sui motivi che lo hanno spinto a questo gesto estremo, invece, avremo tutta l’estate in spiaggia per indagare. Sempre meglio che infognarsi nel solito sudoku, no?








