La logica non è proprio quella del chilometro zero, ma dinanzi a tali numeri, chapeau. Nulla si può dire. E magari succedessero più volte all’anno certe cose.
Dunque, le prime due cifre di cui sopra: saranno millecentotrenta (sì, 1130) le aziende coinvolte. Cinquantadue invece i Paesi impegnati. Elenchiamoli. Stati Uniti, Canada, Brasile, Cile, Colombia, Cuba, Ecuador, Peru, Panama, Austria, Belgio, Bulgaria, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Lussemburgo, Malta, Moldavia, Norvegia, Paesi Bassi, Polonia, Regno Unito, Repubblica Ceca, Romania, Russia, Serbia, Slovenia, Spagna, Svezia, Svizzera, Ucraina, Algeria, Azerbaijan, Egitto, Israele, Marocco, Tunisia, Turchia, Arabia Saudita, Emirati Arabi, Qatar, Angola, Congo, Ghana, Kenya, Sudafrica, Cina, Giappone, India, Kazakhistan e Australia. Praticamente non manca più nessuno. Nemmeno i due leocorni. Complessivamente ballano 3,3 miliardi di euro e 45 “azioni cardine” per il lavoro, l’impresa e l’occupazione. Dagli asili agli agriturismo, dalla riconversione di stabilimenti ed imprese alla formazione professionale: con una programmazione intelligente ed integrata dei Fondi strutturali europei (Fse), la Regione Lazio si propone di finanziare progetti importanti. E questo è il quadro completo. Un ritratto che delinea la nuova politica di internazionalizzazione del sistema produttivo del Lazio, da qui e fino al 2020.
A darne la notizia è stato chiaramente lui, il Montalbano de’ Noantri, Nic Zingaretti. “Dopo la fase di risanamento oggi entriamo in quella dello sviluppo”, queste le parole del primo volto alla Pisana. E che dio ce la mandi buona.
Proviamo ad entrare nello specifico. Fatto (come da prassi) di sigle impronunciabile e incomprensibili. Almeno però stavolta non son soldi da pagare. Qui si incassa, se si lavora con criterio.
Si parte dai Por Fesr (35 cucuzze). Sul portale “LazioEuropa” sono disponibili schede informative riguardo a come saranno bandite le quote.
A ruota: finanziamento per 20 giovani export manager (under 32) attraverso il Master corce Lazio, che permetterà la formazione e l’inserimento in aziende manifatturiere e di servizi, attraverso una borsa di studio.
Il 20 luglio poi sarà lanciata la “call for proposal” della reindustrializzazione, che permetterà una prima selezione dei progetti presentati dai territori, premiando quelli in grado di intensificare l’apertura delle imprese coinvolte nei mercati globali e l’internazionalizzazione di prodotto e di processo, così come le aggregazioni e le reti.
E questo per ciò che concerne il lato economico legato alla Regione. Il tutto si completa poi con col “Fondo sociale europeo” (Fse), e con “Fondo europeo sviluppo agricolo” (Fears).
“Puntare sull’internazionalizzazione – spiega il capogruppo Pd in sede, Riccardo Valentini – significa puntare sullo sviluppo e la crescita, significa creare nuova occupazione e dare spazio alla creatività delle nuove generazioni”.








