I genitori servono per insegnare. I nonni per viziare. Se però si decide di miscelare le competenze familiari, con quell’aggiunta di piccoli errori ricalibrabili che sono tipici di qualsiasi essere umano, ecco che ti scappano fuori un paio di nipoti tanto alternative quanto tradizionaliste.
Tutto questo preambolo per dire cosa? Semplice. Per presentare una della due sopracitate, Maria Serena Di Risio. Fresca di elezione, lo scorso 26 aprile, a delegata di Giovani impresa, Coldiretti Viterbo. Sarà lei direttamente a spiegare percorso, ricorso storico, parentele e futuro prossimo. Avanti, perciò.
Buongiorno, signora delegata.
“Buongiorno a voi”.
Finalmente ci si rivolge ad una “carica” femminile.
“In campo agricolo poi, mi sa tanto che rappresento un’eccezione vera”.
Ben venga, comunque.
“Io lo dico da sempre che qua in mezzo ci stiamo alla grande”.
Veniamo allora a capire perché. Partiamo dagli avi.
“Nonni paterni romani, materni invece di Fabrica di Roma”.
Dove poi state attualmente.
“Esatto”.
Si può proseguire.
“Quelli da parte di papà coltivavano uva e kiwi”.
Gli altri?
“Gli altri erano i fornai storici del paese”.
E perciò?
“L’idea si è sintetizzata nell’unificare i due canali”.
In che senso?
“Nel 2010 con mia sorella Susanna abbiamo deciso di fare qualcosa di concreto”.
Di raccogliere il testimone?
“Sì, ma andava anche rivisto”.
Ok.
“Siamo passate in regime biologico. Anche per quanto riguarda nocciole e olive, impiantate più recentemente dai genitori. Ed eccoci qua”.
Detto così pare semplice.
“Tutt’altro. Mille cambiamenti. Una fatica…”.
Perfetto. Ma cosa fate ora?
“Panifichiamo, coltiviamo, trasformiamo e vendiamo”.
Chilometro zero?
“Anche meno. Sotto casa, al bio-forno. E poi in vari mercati”.
Le cose procedono?
“Diciamo che non ce l’avremmo mai fatta senza il Psr. E qui mi ricongiungo al mio attuale ruolo Coldiretti”.
Vi ha salvate il Piano di sviluppo rurale?
“Quando mi sono presentata a Viterbo in sede, ero giovane e inesperta”.
E?
“C’era Ermanno Mazzetti, che saluto con affetto”.
Si preannuncia una pagina da libro Cuore.
“Gli chiesi come si poteva partecipare a un loro mercato. Mi prestarono un vecchio gazebo”.
Della serie: “Questo ce lo ripaghi con calma. Intanto parti”.
“Preciso. E siamo partite”.
E oggi?
“Innanzitutto lo abbiamo ripagato”.
Che non è poco.
“Poi siamo cresciute. Nuovi mezzi, nuove frontiere, nuove scommesse”.
Quale può essere quindi il suo ruolo istituzionale?
“Vorrei far da frangiflutti per i ragazzi”.
Da giovane a giovane.
“No. Più che altro vorrei ascoltare e, se posso, aiutare chi ha idee nuove”.
Svecchiamo, pertanto.
“Nemmeno questo, ci mancherebbe. Occorre miscelare l’esperienza del passato con un futuro dinamico, fresco, e umile”.
Un po’ come avete fatto voi.
“Esattamente”.
In tutto ciò, come si chiama la vostra azienda?
“Quando abbiamo cominciato a girare avevamo una macchina piccola sempre carica di cose”.
Si, ma diciamo il nome.
“E quando si arrivava nei posti tutti dicevano: riecco le monelle”.
Dunque?
“Le due monelle”.
Fico.
“E funziona. Ora speriamo di poter scovare altri monelli e altre monelle. L’agricoltura è un mondo meraviglioso”.










