21052026Headline:

Il problema dell’Aeroporto di Viterbo, non è politico, ma per le prescrizioni dell’AIP (Aeronautical Information pubblication) in vigore sulla intera Tuscia

Deboli le speranze di qualcuno per avere uno scalo aeroportuale civile a Viterbo

Aeroporto Fabbri con i suoi impianti militari

di Andrea Stefano Marini Balestra

Viterbo,3,10.23

Carsicamente ricompaiano sulle pagine dei giornali cartacei ed online della Provincia, articoli relativi la “vexata queastio” dell’erigendo aperoporto civile di Viterbo come terzo scalo aereo del Lazio.

L’ultimo spunto è venuto dalla notizia che il Consiglio provinciale di Frosinone ha bocciato il trasferimento del 72° stormo dell’Aeronautica militare e della Scuola elicotteri interforze dall’Aeroporto Moscardini della loro città a quello di Viterbo e che, pertanto, insieme alle forze politiche, industriali e commerciali della città ciociara si farà lobbing per il mantenimento dello statu quo aeroportuale in Ciociaria.

Sembra questa una buona notizia per i promotori dell’Aeroporto di Viterbo. Infatti, lo sbracciarsi dalle parti di Frosinone per evitare lo spostamento a Viterbo di un’importante affollata scuola basica di elicotteri va a favore di chi a Viterbo non la vuole perchè appare un ostacolo alla realizzazione di uno scalo civile di grande importanza, pari quello di Ciampino.

Innanzittutto va ricordato che lo spostamento della Scuola elicotteri interforze da Frosinone è sta deliberata già negli anni scorsi, ma solo oggi ripresentata come imminente, comunque, come decisione presa dagli alti strati della Difesa, nessuna forza politica è in grado modificare.

Ma l'”ostacolo” non è questo (difficile coesistenza scuola volo con traffico civile), ma quello che nella Tuscia occidentale, da sempre, ma poi, incrementate ancora prima degli anni 10 del secolo sono presenti pesanti limitazioni al traffico aereo,

Queste limitazioni, contenute nell’AIP – Aeronautical Information pubblication- (il “portolano” degli aviatori) riportano come “restricted areas” proprio le zone attorno il sedime aeroportuale, precisamente, indicate con il titolo di LI 353/A/B/C.

In buone parole queste zone, comprese tra il litorale marini viterbese e l’entroterra (da 41°15′ N a 12°18′ E) prevedono limitazioni al volo a quote inferiori 4000 piedi (quota 1200 metri) tutti i giorni della settimana (lunedi/venerdi) per h 24, il sabato sino alle h.13, solo la domenica e feste restano “permeabile” (cioè praticabile un volo a quote inferiori), ma sempre sotto possibilità di revoca temporanea.

E’ ovvio che tali restrizioni, che furono maggiorate rispetto al passato, per l’interessamento dal Generale Enzo Stefanini (basco azzurro) che li propose alla Aeronautica militare che poi le avallò, costituiscano l’impossibilità di realizzare qualunque scalo civile commerciale sull’aeroporto “Fabbri”di Viterbo che puo essere e restare aeroscalo solo militare.

Per il volo civile (Volo VFR – “a vista”) nelle “restricted areas” esiste sempre qualche difficoltà operativa, perchè il volo è possibile solo sotto autorizzazione e controllo radio (freq.125,75 – Roma Informazioni) che potrà consentirne l’attraversamento sempre che in volo non ci siano velivoli militari. Per es.,un elicottero in hovering nella zona “restricted”, può interdirne anche l’attraversamento.

Altro che “terzo scalo del lazio! L’Aeroporto Fabbri di Viterbo nacque come militare, lo fu per l’importanza passata dei reparti che ne furono schierati negli anni 30, poi, nel dopoguerra di scuola di paracadutismo, oggi sede dell’AVES ed in programma una scuola elicotteri interforze e tale si vuol far continuare.

A Viterbo oggi non è più possibile neanche un Aeroclub come lo fu in passato e limita e rende difficile l’operatività del volo turistico e sportivo.

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