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Viterbo: città dalle polemiche senza fine, ma, diamoci finalmente un limite

di Andrea Stefano Marini Balestra

Viterbo,20.6.24

E’ vero, l’acqua cheta puzza, ma anche acque tempestose non sono buone, per cui, tra l’indifferenza che genera noia altrettanto,un’ipertattività, non approda a nulla. In medio stat virtus, nel latinorum de noantri.

I cittadini viterbesi, amichevolmente denominati viterbicoli, hanno il senso della critica molto sviluppato. Ad essi, non va bene niente. Ogni occasione un pretesto per criticare, buttare giù qualcuno, pettegolezzare senza prova di quanto siasi detto ed altro, ma, nessuna proposta per “correggere” la materia e la persona presa di mira.

Sembrerebbe una vivacità positiva, ma, il troppo stroppia.

Ci siamo stufati leggere su qualche media locale sempre le stesse cose: erbacce nei viali ad altezza d’uomo, cinghiali in libertà in ogni dove, monnezza abbandonata e non raccolta, “rotonda” Cassia Nord che non funziona ed etc.etc. Ma di proposte alternative ne leggiamo ? Proprio no.

A fronte di tanta virulenza per quotidiana ripetizione di queste notizie, però, senza nulla per proporre qualcosa, tutto inutile.

Allora, solo gratuito ripetere le stesse cose, se non si è in grado di modficare le “criticità” Proprio per questo i viterbesi, alias viterbicoli, sono “famosi”. Fanno tante chiacchere, ma poi lasciano stare le cose come stanno e, questo. da secoli.

L’ultima manifestazione di “dissenso” e critica è oggi per molti è l’aspetto del Palazzo del Podestà in piazza del Comune dopo i restauri.

Si discute nei bar cittadini e nei crocchi di persone sul Corso per il colore che non sarebbe in “ordine” con l’ornato della Città di Viterbo ed addirittura sulla presenza di persiane alle finestre.

Qualcuno suggerisce tapparelle senza tener conto che all’epoca della edificazione del fabbricato (sec.XVI°) di certo non esitevano meccanismi scorrevoli ed anche forse le persiane, per cui la chiusura esterna delle finestre era affidata a portelloni in legno.

E’ ovvio che le persiane vennero probabilmente introdotte in epoca successiva, ma ormai remota, poi rimosse, ma oggi, da ritenere “storicizzidabili” nel contesto del palazzo.

Bene, quindi averle restaurate, ma male, che qualcuno dica la sua quando non ha la preparazione per poter dire qualcosa al contrario.

Ma è qui il “vizio” dei viterbesi, criticare, criticare, criticare, ma senza indicare qualcosa di diverso. Solo per gusto di una critica, senza costrutto

Cosi facendo, Viterbo, non potrà crescere, anzi……..

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