
di Andrea Stefano Marini Balestra
Viterbo,23.5.25
Ho conosciuto don Franco. Un abisso ideologico ci divideva, ci univa solo la fede cristiana. Ma, tant’era.
Personalmente, ho della religione, qualsiasi essa, sia un doveroso rispetto, in particolare nei confronti dei suoi ministri.
Don Franco, che fu parroco, era uno di loro, ma il suo modo di praticare la funzione di pastore di anime, mi era sempre apparsasingolare. Già il suo modo di abbigliarsi da “borghese”, meglio da operaio, non trovava in me condivisione. Ritengo che ognuno debba formalmente comportarsi come il suo modo di stare nella società lo renda necessario. Quindi, il militare, con la uniforme, il prete con la tonaca, sono riconoscibili come tali. La forma è anche sostanza. Un militare senza divisa potrebbe non essere riconosciuto tale, un sacerdote altrettanto.
Come anche le funzioni. Un sacerdote, ministro di Dio, ha il compito di assistere le anime, e per far ciò non dovrebbe avere occasione per altre pratiche di vita ordinaria (vedansi partecipazione alla vita politica e materiale).
Ma, per don Franco, l’apostolato non doveva finire in chiesa, doveva svolgersi in ogni luogo. Cristo ha portato le sue parole tra la gente, nelle piazze, non nelle sinagoghe
Appunto, il mondo del lavoro. Egli era un prete operaio che operava tra gli operai ed in questo modo portava la fede nei luoghi dove forse questa poteva essere stata perduta.
In questo condividevo don Franco. Il lavoro, come strumento di santificazione, disse “qualcuno”
Egli rifuggendo dalle “classiche” pratiche pastorali che spesso sono rivolte a chi ha già fede e pratica cristiana, andava a scavare nei luoghi del mondo e della società, dove forse la fede poteva non esserci, per far conoscere la fede in Cristo.
Certamente, i suoi attegiamenti non furono “graditi” alla Curie nei cui confronti da parte di Don Franco non mancarano occasioni di contrasto.
Egli era un ribelle, quindi, l’omologazione della vita scaerdotale che “dovrebbe” essere praticata da un prete non gli andava giù.
Ma, non per questo, ad onta dei suoi abiti civili dismessi, non fu un importante uomo di fede. Ricordo una sua omelia in occasione della celebrazione di una messa sulla riva del Lago a Capodimonte, per la profondità dei concetti di fede espressi. Alla fine, gli dissi, ma Tu sei un prete vero !
Ho avuto occasione di incontrare Don Franco nel suo buen retiro a Valentano e partecipare agli incontri che ivi si tenevano.
Certamente, mai d’accordo con lui con il modo “disinvolto” di celebrare il sacro mistero della Santa Messa e l’abbigliamento non sacerdotale adottato, ma, sempre d’accordo, con il suo pensiero di fede e pietà cristiana.
Gli ho sempre rimproverato di essere stato un promotore della protesta contro il nucleare (nella specie nella centrale in progetto a Montalto di Castro) e di essersi comportato in maniera troppo disinvolta al punto essere stato considerato un uomo di estrema sinistra, pertanto strumentalizzato, quando la funzione sacerdotale di fede essendo alta ed inclusiva di ogni altra, esclude divisioni.
Cristo non fece politica, sono stati i “politici” che gli hanno tirato la giacca e ne hanno fatto un’icona per un’ideologia politica assolutamente materiale e e non di fede.
Costoro, hanno usato il Vangelo come “instrumentum regni” e sono quindi nell’errore. Ricordiamo Don Franco Magalotti come sacerdote, pastore di anime, non tazebao di un’ideologia.







