13102026Headline:

Turismo Si, overturismo No. Le invasioni turistiche possono danneggiare. Come evitarle ?

Come si dice: "il troppo stroppia"

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L’assalto a Venezia

di A.Stefano Marini Balestra

Viterbo,12.8.25

Curioso, proprio nel periodo dell’anno in cui le presenze turistiche si auspicano come “benedette” da tutte le italiche amministrazioni pubbliche come “petrolio” de noantri, dover invece fare considerazioni all’indietro.

In pratica, l’offerta turistica che si propone ancora oggi vive nella cultura del turismo di massa (anni 60), cioè, ancora, di quella gente che dalle città si spostava sulle spiagge per celebrare il Ferragosto, festa irrinuciabile da fare fuori porta ad ogni costo.

l cinema italiano della fine del secolo scorso ha illustrato in modo puntuale ma sarcastico l’esisgenza della vacanza. Chi non ricorda il film del 1950 “Una domenica d’agosto” di Luciano Emmer, o il più “recente” Il sorpasso” di Dino Risi ?.

Bene, i tempi sono cambiati. I periodi di vacanza sono stati spalmati nel corso dei mesi dell’anno: Vacanze d’inverno a Capodanno, Pasqua, “ponti” di fine aprile e del 2 giugno, etc., ma, nonostante questo, ancora città d’arte e luoghi del paesaggio italiano sono “devastate” da masse di persone in cerca di svago a tutti i costi.

E’ qui il punto. Un’eccessiva presenza di turisti su una zona concentrata e di interesse sovranazionale sta determinando ipotesi di danno alle strutture ambientali e modifica delle abitudini dei residenti. Vallo a dire ai veneziani, ormai sfrattati dalle loro case, dalle loro calli e dalle loro abitudini secolari di vita in ambiente lagunare. Vallo a dire ai capresi, che vedono la loro isola trasformata in un luna park con relativa fuga di chi fece questo luogo d’incanto un buen retiro. Dall’imperatore Augusto ad Axel Munthe,

Ma, anche senza citare le situazioni “critiche” sopra ricordate, anche presso le nostre contrade, un eccesso di presenze comincia ad essere di troppo. Un turismo “prendi e scappa” non è quello che si desidera ottenere dagli operatori turistici, che, salvo rare eccezioni (gestori camionbar), preferiscono un turismo lento, duraturo, consapevole di essere presente in un territorio da lasciare incontaminato sia dal punto paesaggistico che culturale.

La crisi della presenza di bagnanti sulle spiagge che pare aver colpito anche le nazioni a noi vicine, sia il campanello d’allarme. La “storica” vacanza al mare quest’anno è in crisi, ma non solo per aumento dei costi ,ma per iniziale rifiuto di molti trovarsi coinvolti in bolge sul bagnasciuga ormai diventate fastidiose. Si sta preferendo qualcosa di diverso. Via dalla “pazza folla” è il segno dato. E che segno sia.

Si inizi dare a tutti una cultura del turismo consapevole, cioè di partecipazione e frequenza controllata nei siti importanti (che poi sono dovunque), allargando le proposte colà dove nel recente passato sono esistiti luoghi di vacanza, ma oggi desueti, ma da riscoprire. Ricordiamo, per es. che a Soriano nel Cimino ebbe villeggiare Luigi Pirandello, Pasolini, De Andrè. Si riscopra il concetto “villeggiatura” nella Tuscia.

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