
Redazione
Viterbo,22.10.25
Un grosso imprenditore di “noantri” ha investito migliaia di ettari in Cile dove ha impiantato coricoltura, proprio in zona australe dove la maturazione avviene nella loro stagione, cioè opposta alla nostra.
Onore ad un imprenditore che investe in agricoltura (l’impresa primaria che da alimento per gli umani), colà dove possano esserci le condizioni di farlo, ma, proprio perchè una nocciola nostrana possa essere coltivata altrove i Cimini (non bastava la Turchia), comporta un inevitabile concorrenza dannosa ai nostri coltivatori che hanno a loro volta fatto grandi investimenti nella Tuscia. Oggi costoro rischiano l’investimento.
Certamente, in un mondo ormai globalizzato, un commercio mondiale di prodotti agricoli non può essere bandito. In tanti casi si potrebbe restare senza cibo.
Come rimediare ? L’unico modo per frenare l’importazione è la “medicina Trump”, cioè tassarla con dazio maggiorato.
Il nostro Ministero del Made in Italy è avvisato.







