
Redazione
Viterbo,10.11.25
Lo sviluppo turistico nella Città di Viterbo è un’ossessione da sempre.
Oggi più che mai. Mentre qualcuno insiste nell’affermare che “finalmente” a Viterbo un turismo stia decollando (vedasi per tutti Giulio Della Rocca), dall’altro canto, però, tecnici ed operatori professionali d negano tanto entusiasmo.
Diciamo subito che la collocazione di Viterbo, ad un’ottantina di kilometri da Roma, benchè su grande arteria stradale passato (La Via Cassia), ha sempre sofferto la vicinanza con la Capitale, al punto che, da sempre, chi era destinato giungere a Roma, considerava Viterbo un passaggio, mai una meta.
Certamente, per un “turista” del passato, ormai alle soglie della Città eterna poco interesse poteva avere fermarsi a pochi kilometri dall’arrivo. Infatti, per questo, città sul percorso (Vedasi Siena, per es.) lontane a Roma, hanno sempre avuto un autonomo appeal turistico.
Quindi, proprio per questo, Viterbo, quasi alle soglie di Roma, è rimasta cenerentola dei “Grand Tour” del passato.
Oggi, di sicuro la domanda turistica è diversicata. Viterbo, non essendo più collocata come via di transito dal noridtalia a Roma perchè il percorso stradale è sulla Autostrada A1, potrebbe finalmente avere una autonoma vita autonoma. Ci sono tutte le carte in regola perchè Viterbo possa diventare centro d’interesse turistico internazionale, ma, non è cosi che sta ancora avvenendo.
Nelle grandi fiere del turismo internazionale, tanto per citarne alcuna: il BIT di Milano, l’ITB di Berlino ed il WTM di Londra, la presenza di Viterbo c’è , ma, alla prima domanda che viene rivolta da un operatore internazionale del settore, cioè di colui che può incanalere un turismo a Viterbo: “quanti posti letto ci sono a Viterbo ?”, la risposta che viene data (ricettività alberghiera) da subito viene giudicata non in grado poter soddisfare una domanda di un turismo internazionale d’elite.
Allora, se è vero che nelle giornate festive la città di Viterbo appare piena di turisti, ma costoro sono costituiti da giovani coppie che si portano a Viterbo per vivere un fine settimana o famiglie per una gita “for de porta” per farsi una “magnata” nei ristoranti, trascurando l’aspetto artistico della Città, tutto al più solo godersi un bagno termale, ma poco interessati alle occasioni culturali che si offrono, Mentre a Viterbo ci si scorda che, fu una volta vera “Città dei Papi”, ad Avignone, invece, si vive nel ricordo della “cattività” della sede papale e se ne traggono benefici
Il turismo della “domenica” non è attività turistica, per cui, a questo punto esaminiamo il concetto del turismo. Esso fu un fenomeno che nacque in Europa nel 17° secolo, quando iniziarono i primi grandi viaggi praticati da facoltosi ed aristrocratici personaggi europei per conoscere le bellezze naturali e culturali del contimente, in particolare quelle italiane. Un’opera di Goethe “Viaggio in Italia” ne è documentazione.
Ovviamente il concetto di turismo, specialmente nel secolo XX° ha avuto impulso e diffusione per la facilità delle comunicazioni, ma, sempre restato non come concetto, non solo, di viaggio per svago, ma per occasione di conoscenza ed approfondimento dei beni culturali nelle mete raggunte.
Pertanto, l’odierno concetto “mordi e fuggi” non è consono al primo.
Un turista vero, ha necessità conoscere un luogo con calma e tempo, per cui necessita di un’ospitalità non occasionale, ma fissa anche di qualche giorno. E’ qui la carenza di Viterbo la cui offerta alberghiera è insufficiente per poter soddisfare una quantità di persone in gruppo organizzato che intendano fermarsi in città non solo per una passeggiata in p.zza S.Lorenzo e solo vedere da fuori il Palazzo papale per un selfie, ma per visitare Musei cittadini, Ville, palazzi storici, etc. Per questo serve un tempo necessario per poterlo fare.
Però, quando a Viterbo vi è carenza di posti letto in albergo, ma solo un pullulare di B&B, un tipo di turismo culturale non potrà mai esserci. Resterà solo il “mordi e fuggi”
Vedasi, per es. che in tutte le gite che si offrono ai croceristi in sosta a Civitavecchia, nessuna compagnia ha previsto Viterbo nel suo listino, vuoi per mancanza di veloce collegamento stradale che di ricettività ristorativa in grado ospitare anche centinaia di clienti.
E’ ovvio a questo punto che nessuno si debba gloriare che a Viterbo nelle giornate festive circoli gente forestiera, ma si ponga domanda perchè a Viterbo, ancora, nel terzo millennio sia cenerentola del turismo nazionale ed internazionale, ampiamente surclassata da località minori nel raggio di cento kilometri (vedi Orvieto,Spoleto, Siena).
E’ mancata una mentalità professionale rivolta alle politiche del turismo, che purtroppo resiste.
Ci si è accontentati di soli “turisti per caso”, cioè di visitatori per poche ore della nostra Città, ma assolutamente meno interessati visitarla e conoscerne una cultura viterbese che non sia quella della “porchetta”.
Ci vorrà per invertire questa tendenza, ma intanto si dia inizio all’opera rendendo la città ospitale, partendo dalle aree di sosta per auto e torpedoni turistitci, aprendo musei chiusi, favorendo accessibilità e servizi (“vespasiani” compresi) aperture festive di esercizi commerciali nel centro- storico (i centri commerciali, sempre aperti !), funzionamento certo degli ascensori dal FAUL, etc. etc. e, che……si perda la mentalità provinciale aprendo ad una vera politica comunale per il turismo.






