
Redazione
Viterbo,14.1.26
La recente approvazione a maggioranza degli Stati europei all’accordo UE-MERCOSUR dopo oltre vent’anni di di tentativi, è un atto di capitolazione l’egricoltura italiana.
L’Italia ha firmato positivamente per l’accordo, ma nazioni importanti come la Francia (potenza agricola europea) hanno dato voto contrario (vedasi: Polonia,Austria,Ungheria, Irlanda, astenuto Belgio)
Ancora una volta, però,i nostri governanti italiani svendono l’agricoltura a favore dell’industria.
Infatti, mentre i paesi europei avranno possibilità di facile commercio nel Sud america per i prodotti industriali (auto, macchinari, farmaci), altrettanto questi (Argentina, Brasile,Paraguay ed Uruguay ed in parte il Cile) di esportare prodotti alimentari in Europa (Carne, zucchero, soia, etanolo, etc.).
Come “contentino” agli agricoltori europei è stato concessa la proroga degli aiuti PEC.
Ma gli agricoltori italiani non vogliono le elemosine della UE, ma vere politiche agricole che ne possano dare sviluppo e ricchezza e sopratutto, nell’ipotesi dell’Italia della conservazione della produzione alimentare Made in Italy.
Adesso, potrà accadere che nella manifattura e trasformazione dei prodotti agricoli italiani compaiano come materia prima frutti coltivati in Sud america senza avere le qualità e sopratutto le sicurezze alimentari secondo i disciplinari europei, nonchè, importati a prezzi di concorrenza per i minori costi di produzione altre atlatntico.
Una vera concorrenza sleale che vanifica gli investimenti dei nostri agricoltori nel campo dell’enologia e della coricoltura ( produzione di nocciole). In Argentina,
I nostri emigranti piemontesi dell’ottocento, hanno impiantato vigne che attualmente producono vini di eccellenza a costi irrisori rispetto quelli italiani, mentre in Cile (Paese associato al Mercosur) ci sono impianti di nocchieto in grado di saturare il mercato nazionale italiano con prodotti a maturazione inversa rispetto quella italiana che avviene nei mesi estivi di Giugno, mentre in sud america in dicembre.
Uno squonquasso per il mercato. Le associazioni agricole italiane si sono opposte, ma Confagricoltura non è Confindustria ! Troppo diverso il peso politico.
Come possano i nostri governanti, in particolare viterbesi, autocelebrarsi per aver sottoscritto un accordo capestro per gli agricoltori italiani non è dato di capire, se non con logiche divesrse dalla difesa dell’agricoltrua italiana, Si ricordi sempre che sono gli agricoltori che ci danno il cibo, non gli industriali che producono macchine
Certamente la lobby industriale ha avuto la meglio, ma scambiare automobili con prodotti agricoli scadenti ed insicuri appare demenziale proprio per la conservazione del Made in Italy alimentare che potrà soffrire per l’importazione di materie prime di scarsa qualità e, per quanto riguarda l’industria boschiva, l’importazione di legnami dal Brasile con puona pace delle deforestazione dell’Amazzonia con sicuro disvalore delle produzioni europee già in difficoltà di mercato per importazioni dall’Est.






