
Redazione
Viterbo,1.2.26
Inutile ripetersi. L’ideologia “paragrillina” della Giunta Frontini continua a far danni. Non bastano le baggianate di aver “realizzato” piste ciclopedonali ed il “pugno duro” della Polizia Urbana per rendere il Centro Storico sicuro ed attraente quando pure, a chiacchere, parlando genericamente di rilancio, non si fa nulla di positivo per i cittadini e per operatori economici che sopravvivono entro le mura.
E’ notizie di questi giorni che un imprenditore nel settore di vendita di articoli in pellami, ha detto, “papale papale” che lascia Viterbo per Orvieto, affermando essere questa città più valida per turismo e mercato. Adesso è notizia che da Via Mazzini è pronta a traslocare un azienda grafica ormai storica in quella via, parallela del corso, quindi ineliminabile per la mobilità del quadrante interno alle mura, ma dove è impossibile anche fermarsi con un automezzo anche per discesa passeggeri, figuariamoci carico e scarico merci.
Certamente non è colpa delle attuali e passate Amministrazioni comunali viterbesi se la viabilità interna al centro è rimasta “medioevale”, ma, certamente colpa, quello di non aver agevolato in alcun modo i residenti e gli operatori commerciali da secoli presenti, perchè, con vari sussid, iabbiano comodità restare.
Aver reso possibile l’abbandonato il centro storico viterbese dei suoi residenti in favore delle locazioni agli extracomunitari, poi, aver difficoltizzato qualunque tentativo di rilancio di attività economiche come mantenimento dei negozi di prossimità per imposizioni divieti di ogni genere e impedimenti vari per restauri di edifici per i loro proprietari e sopratutto, per i commercianti restare in competizione con i centri commerciali nati come funghi nelle immediate vicinanze alle mura, ha dato come risultato la desertificazione del Centro storico viterbese.
Fermare questa emorragia non è cosa semplice per il danno ormai perpetrato da anni e, sopratutto, accentuato negli ultimi anni dopo l’ascesa in Comune di personaggi assolutamente non in grado invertire la rotta.
Conclusione. Non è Civita di Bagnoregio la “città che muore” (anzi !) ma Viterbo.
In futuro Viterbo sarà una città divisa in due: quella entro le mura spopolata e priva di servizi se non amministrativi (Comune, Provincia, Prefettura Camera di Commercio), praticamente deserta fuori dagli orari di apertura uffici, ed un’altra, fuori, nuova, viva e vegeta.
Ma, solo la prima è Viterbo, ma, ogni altra nuova e delocalizzata città, simile a milioni di citta anonime nel Mondo, non può essere la Viterbo che abbiamo conosciuto e che vogliamo resti.






