
Redazione
Viterbo,9.3.26
Sorpresa, mentre si discute quotidianamente dei problemi delle acque termali di Viterbo e dintorni, tra litigi, polemiche e carte bollate, improvvisamente il Comune si sveglia e riapre i giochi sulle Terme ex INPS. Chiede la redazione del documento di fattibilità delle alternative progettuali. Insomma, si ricomincia. L’incarico è stato affidato in via diretta alla società Structura per una somma complessiva di 20mila euro. La scelta è ricaduta su questa realtà in nome della continuità professionale, dato che la stessa società aveva già redatto un lavoro simile nel settembre 2019 insieme a Federterme servizi. L’obiettivo per il 2026 è quindi quello di aggiornare quello studio nei limiti delle risorse finanziarie disponibili a bilancio. Facciamo un passo indietro. Sono trascorsi 70 anni dall’apertura e più di 30 dalla chiusura dell’impianto, una volta, tra i più moderni e attrezzati del Paese. Ad inaugurarlo era arrivato a Viterbo addirittura il mitico Giulio Andreotti. Passa un sacco di tempo e nel 2001 viene disposto il trasferimento dello stabilimento termale dall’ente previdenziale alla Regione Lazio. In quel periodo si inizia a elaborare un piano di rilancio che sognava di dare vita a un “centro di alta specializzazione riabilitativa a indirizzo termale”, ipotizzando anche una gestione da parte di privati per favorire gli investimenti. Da quel momento, le ex terme diventano un pallottoliere burocratico. Tra sentenze del Tar e nuove leggi, nel 2008 viene persino disposta la creazione di una società a capitale interamente pubblico – la “Società per la realizzazione del progetto per il rilancio delle terme ex Inps di Viterbo” -, divisa in parti uguali tra Regione Lazio e Comune di Viterbo. E nel 2012 si arriva all’atto pubblico con cui la Regione cede formalmente al municipio la quota del cinquanta per cento del compendio immobiliare. La svolta verso l’attuale scenario arriva nel 2014, quando una legge regionale incarica l’ente locale di individuare un soggetto a cui affidare in concessione il complesso. Servivano però studi e progettazioni per capire in che direzione muoversi. Dopo la stesura di un protocollo d’intesa con la Regione nel 2017, nel 2019 viene consegnato uno studio di fattibilità intitolato “Il parco termale degli stili di vita salutari”. Quel faldone suggeriva un mix funzionale specifico, pur senza vincolare strettamente l’amministrazione nelle sue scelte. Ora, con l’assegnazione di questo nuovo aggiornamento si attende il documento definitivo che dovrà ufficializzare le reali alternative progettuali per strappare finalmente l’area di strada Bagni al degrado.






