
Redazione
Viterbo,4.3.26
Le problematiche insorte dopo che si è scoperto che nel territorio della Provincia di Viterbo, segnatamente il sudest (ma non solo), gli impianti di noccioleto hanno determinato l’abbandono delle culture tradizionali della zona (cerealicoltura, vigneto, uliveto) in favore della pianta che produce il frutto base della “Nutella”, Di conseguenza, si è creato uno squilibrio ambientale e di sicurezza per la salute per effetto della necessità di particolari cure che la coricolaoculcultura necessita.
Addirittura, tanto è il problema che un programma della Radiotelevisione svizzera di lingua italiana RSI Monte Ceneri, ha affrontato l’argomento con una recente ‘intervista alla dr.ssa Antonella Litta (Associazione medici per l’ambiente ISDE di Viterbo) ed al dr.Famiano Criucianelli. presidente del Biodistretto Via Amerina. Si è detto che la diffusione del nocciolo nella Tuscia, sviluppata in modo disordinato e galoppante per effetto di contratti stipulati con la Ferrero (nota casa creatrice della tella”) con gli agricoltori nostrani a loro promettendo ricavi ben superiori qualsiasi altra coltivazione, ha reso posibile che nei terreni agricoli delle zone a sudest. della Provincia, sono stati impiantati noccioleti in sostituzione di altre varietà agronomichei. Infatti,nella Tuscia, molte aziende agricole. per la natura del terreno, per la loro esposizione e giusta quota, apparvero idonee per questa coltivazione industriale come pari quello delle Langhe in Piemonte dove la Ferrero ebbe iniziare iniziato la sua fortunata industria alimentare.
Allora, nella Tuscia iniziò la corsa a sostituire vigneti ed uliveti con il nocciolo, per cui oggi il panorama della Provincia di Viterbo è mutato. l’estensione dei noccioleti, per es., ha determinato un cambio climatico, oltre che estetico e sopratutto economico perchè una monocultura in in un’ azienda agricola non è sempre una buona scelta, perchè, per le diversità climatiche che si presentano in ogni annata agraria che non sempre premiano, ma provocano massimo danno per economico nell’ ipotesi di monocultura. E’ purtroppo possibile che per una stagione agraria di possa azzerare il profitto. Di converso, diversi investimenti in varie culture, per es,,rende meno aleatorio il risultato.
Per quanto riguarda la coricolocultura della Tuscia si è osservato che la presenza di un solo compratore del prodotto, assoggetta il produttore a subire le sue condizioni economiche ed il modello produttivo, cosi togliendo all’imprenditore agricolo libertà di commercio. Altrettanto dannosa la monocultura è sul piano ambientale, perchè lo sviluppo del nocciolo richiede necessità di irrigazione per cui si è già ampiamente notato il calo delle risorse idriche in molti paesi e, sopratutto, mentre l’uso di diserbanti nell’imminenza della raccolta meccanica, inquina il sottosuolo.
Per questo Famiano Crucianelli da anni combatte una battaglia per l’ulteriore diffusione di impianti di nocciolo a scapito dell’ulivo e della vite mentre la dr.ssa Litta ha sottolineato il pericolo per persone ed animali alla esposizione di fitofarmaci.
Certamente un problema per lo sviluppo del modello agricolo della Tuscia che dovrà scegliere a breve periodo se effettivamente la coltivazione di una pianta che da frutto all’industria alimentare e magari anche maggior reddito ai coltivatori che hanno investito molto nelle piantumazioni del nocciolo, ovviamente necessitati rientrare, sia in equilibrio con le esigenze della tutela dell’ambiente e della salute nonchè della prosecuzione di produzione vinicola ed olvicola.
Certamente, sarà necessario un controllo pubblico sulla ulteriore diffusione della coricolicultura,in perticolare in zone del territorio non particolarmente vocate (vedasi fuori dal comprensorio dei colli Cimini) perchè in territori non collinari vi è maggiore necessità di irrigazione e di uso di fitofarmaci, con la conseguenza di irrversibili danni.






