
Redazione
Viterbo,5.5.26
L’occasione di commentare il concetto di “terzietà” cioe la condizione di colui che, per ufficio deve essere estraneo ed indifferente rispetto altri in occasione di un giudizio, sia esso sportivo o giudiziario, nasce dalla notizia che un giovanissimo arbitro di calcio di soli 14 anni ha arbitrato una partita ufficiale in una serie minore.
L’arbitro di calcio, quindi, deve dimostrare ed essere equidistante dalle squadre in gara, come del resto, ci si augura sia sempre, anche se i tifosi spesso non ci credono.
Ma, la terzietà, in alcuni soggetti è naturale, questo risulta osservare il loro comportamento nella vita civile quando si è capaci di capire e comprendere le diverse posizioni, siano esse politiche, sportive, sociali senza faziosità.
Diventare “terzi” , anche sforzandosi per diventarlo, non è sempre possibile per tanti. Nelle situazioni varie, emerge spesso un concetto di parte, che acceca il giudizio. Non è una colpa essere faziosi, anche se, in molte occasioni è meglio non esserlo.
Certamente un soggetto che per DNA possiede il “dono” della terzietà è Federico Ottaviani di Orte, che a 14 anni ha diretto una gara ufficiale di calcio nella categoria under 14 tra Blera e Celleno.
Ritenuto un talento dalla Sezione AIA di Viterbo presso cui è tesserato aveva solo da pochi giorni ottenuto il patentino di arbitro.
Presso il Campo sportivo di Blera dove ha esordito come direttore di gara è stato accompagnato dall’osservatore AIA Silvano Olmi, che lo ha lodato per la correttezza di giudizio arbitrale mantenuto durante la partita.
Ad oggi ha un primato: è il più giovane arbitro di calcio d’Italia






