09062026Headline:

Campioni “Handbyke” non solo Zanardi, ma il “nostro” Mauro Cratassa.

Quando la volontà supera gli ostacoli

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Cratassa vincitore della Maratona di Roma

Redazione

Viterbo,3.5.26

Certamente tra Alex Zanardi che è mancato ieri lasciando una testimonianza di come lo sport faccia inclusione per chi per disgrazia resta un “disabile”. e Mauro Cratassa di Vitorchiano è esistito ‘un fil rouge che li assimila di come si possa essere maestri per superare barriere imposte dalla vita.

Essi, divenuti diversamente abili per incidenti (uno sportivo per Zanardi ed uno lavorativo per Cratassa) non si sono rasegnati, ma hanno mediante lo sport dato prova di resilienza alle sfortune della vita e, come novelli seguaci della Fenice, sono risorti mediante lo sport.

Di Zanardi sappiamo tutto, la cronaca di questi giorni fa il pieno su tutti i media. Doveroso narare di un un uomo che di fronte a difficoltà ha trovato ed insegnato ad altri, il modo superarle.

Un esempio di come si deve combattere per vivere ed esistere.

Parallela e simile è stata l’esperienza di Mauro Cratassa anche lui assurto a vittorie mondiali a bordo di una handbyke cosi divendendo un indiscutibile personaggio sportivo della Tuscia e non solo. Un incidente su lavoro gli tolse l’uso delle gambe, ma la volontà e la forza di poderose braccia gli hanno dato, come a Zanardi, la possibilità di continuare una vita.

Nel decennio precedente il presente secolo, le gesta sportive di Mauro sono state presenti su tutti i giornali, pertanto lui, quasi mentore di Zanardi che approdò al ciclismo paraolimpico successivamente il terribile incidente in corsa Formula 1 nel 2001.

Due vite quasi parallele. Entambi un esempio per tutti quando la tenacia vince.

Ma, Mauro Cratassa, dopo gli exploit nel paraciclismo non si è ancora dato vinto. E’ passato all’atletica nella particolare specialità del lancio del peso cosi continuando un’ attività agonistica che sempre restarà di esempio per tutti.

Non vogliamo ripeterci, ma lo sport è quel “qualcosa” che fa la differenza, cioè: scuola di vita per educarsi al miglioramento e di combattere, ma,anche resilienza e rifugio per superare le difficoltà dell’esistenza umana

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