
di Andrea Stefano Marini Balestra
Viterbo,12.5.26
Nella seconda edizione del “Premio Strega” il concorso letterario più importante d’Italia, e non solo, vinse un nostro conterraneo. Parliamo di Vincenzo Cardarelli nato a Tarquinia nel 1887, quando, sessantenne superò con il suo romanzo “Villa Tarantola” autori in concorso come Curzio Malaparte, Cesare Pavese e Bonaventura Tecchi.
Oggi, di Cardarelli, scrittore ed anche poeta se ne parla troppo poco. Un uomo di cultura della sua statura ben merita un ricordo sempre vivo come illustre uomo di cultura della Tuscia e dell’intera cultura nazionale.
Il suo carattere non facile, retaggio di una gioventù difficile, lo aveva fatto allontanare dalla terra di origine per approdare a Roma, quindi in giro in varie città Italiane ed anche in Russia per sbarcare il lunario come giornalista autodidatta presso varie testate dell’epoca. Roma, negli anni 50 era nei Caffè alla moda di Roma come conversatore vivace, acuto dei fatti culturali e non solo.
Una sua foto scattata d’estate a Via Veneto con cappotto e cappello d’estate (Cardarelli soffriva di una sindrome particolare che gli faceva sempre patire il freddo), è una cartolina indimentcabile del suo carattere austero, scontroso, troppo etrusco, forse.
Nel 1948, si pubblica il suo romanzo “Villa Tarantola” con ampie venature autobiagrafiche ed ottiene il “Premio Strega” con la seguente motivazione: “Villa Tarantola (1948) documenta gli aspetti più confidenziali, i ricordi della formazione di un autodidatta, i primi passi della carriera, figure e memorie della gioventù, sentimenti e incontri che appaiono decisivi nella storia di un uomo. Le esperienze giovanili hanno un risvolto quasi favoloso e vengono consegnate dall’autore come pegni della sorte, dopo averle portate e guardate dentro di sé per tanti anni.”
Come poeta è stato spesso soprannominato il “Leopardi del Novecento” per la profondità e complessità delle sue poesie, il suo approccio riflessivo alla vita e alle emozioni che descrive e che riportano alla mente l’opera di Leopardi massimo poeta italiano dell’800. secolo.
Difficile discernere quale sia l’opera poetica migliore. Per me ,”Gabbiani”, che ripropogo di seguito:
Non so dove i gabbiani abbiano il nido,
ove trovino pace.
Io son come loro
in perpetuo volo.
La vita la sfioro
com’essi l’acqua ad acciuffare il cibo.
E come forse anch’essi amo la quiete,
la gran quiete marina,
ma il mio destino è vivere
balenando in burrasca.






