C’è qualcosa di malinconico in questa storia. Non nel senso sentimentale e retorico del termine, ma proprio in quel senso concreto, reale, di quando guardi una pagina che si chiude e pensi che forse non te lo aspettavi ancora. Fininvest ha ceduto il Monza Calcio. Ufficiale. Dopo anni in cui la famiglia Berlusconi aveva trasformato un club di provincia in una realtà di Serie A, adesso arriva il momento del distacco.
E non è una notizia piccola.
Come si è arrivati qui
Bisogna andare un po’ indietro per capire il peso di questa cessione. Quando Silvio Berlusconi e Adriano Galliani presero il Monza nel 2018, il club era in Serie C. Una squadra di provincia, con una storia dignitosa ma senza grandi ambizioni recenti, che vivacchiava nei campionati minori senza troppo rumore. L’idea di portarla in Serie A sembrava a molti un progetto romantico ma complicato, il tipo di cosa che funziona sulla carta e poi si scontra con la realtà del calcio italiano.
Invece no. In pochi anni il Monza ha fatto un percorso che pochi si aspettavano davvero, arrivando nella massima serie e rimanendoci con una certa solidità. Un risultato che ha il nome e il cognome di Galliani scritti sopra in modo indelebile, con quella capacità di costruire squadre funzionali che l’ha sempre contraddistinto anche ai tempi del Milan.
Poi è arrivata la morte di Berlusconi, nel giugno del 2023. E da quel momento in poi le cose hanno cominciato a cambiare, lentamente ma in modo abbastanza chiaro per chi seguiva la situazione.
La cessione, i dettagli
Fininvest ha ufficializzato la vendita del club brianzolo, concludendo così un capitolo che aveva cambiato profondamente la storia del Monza. La cessione era nell’aria da un po’, diciamo la verità. Dopo la retrocessione in Serie B e con una famiglia che gestisce un patrimonio enorme e variegato, tenere un club di calcio in un momento di difficoltà sportiva richiede una motivazione specifica, una visione precisa. E quella visione, evidentemente, non era più la stessa di qualche anno fa.
Il calcio costa. Costa tantissimo, e non sempre in modo proporzionale ai risultati. Gestire una squadra significa investire continuamente, nel mercato, nelle infrastrutture, nello staff tecnico, in tutto quello che non si vede ma che pesa sui bilanci in modo concreto. Fininvest ha valutato la situazione e ha deciso che era il momento giusto per passare la mano.
Una scelta che si può capire, anche se fa un certo effetto.
Galliani e il peso di una storia
Il pensiero va inevitabilmente ad Adriano Galliani. Perché se c’è una persona che ha messo anima e competenza in questo progetto, quella è lui. Ha seguito il Monza con la stessa dedizione che aveva messo nel Milan per trent’anni, con quella mentalità da costruttore di squadre che non gli è mai venuta meno. Vedere questo capitolo chiudersi deve essere qualcosa di complesso da metabolizzare, anche se Galliani è uno abituato a gestire situazioni difficili con una lucidità che pochi hanno nel calcio italiano.
La sua figura resta comunque centrale nella storia recente del club. Quello che ha costruito a Monza, partendo dalla Serie C e arrivando fino alla massima serie, rimarrà indipendentemente da chi gestirà il club in futuro. E questo, nel calcio, non è una cosa banale.
A proposito di storie che lasciano il segno e di momenti che cambiano le comunità in modo improvviso, la tragica scomparsa di Corrado Gelli a Tarquinia ricorda quanto certi addii arrivino sempre troppo presto e lascino un vuoto difficile da colmare.
Cosa succede adesso
La domanda vera è questa. Chi prende il Monza? E con quali intenzioni? Perché comprare un club retrocesso in Serie B significa trovarsi davanti a un bivio abbastanza netto: o si investe con convinzione per risalire subito, oppure si gestisce la situazione con più prudenza aspettando di capire meglio il contesto.
Il calcio di provincia italiano ha esempi in entrambe le direzioni. Ci sono club che con nuovi proprietari hanno trovato energie fresche e sono tornati protagonisti, e altri che hanno perso identità e direzione nel giro di poche stagioni. Il Monza ha una piazza che merita rispetto, una tifoseria che si è riavvicinata al club negli anni del rilancio e che adesso guarda a questa transizione con curiosità mista a qualche preoccupazione comprensibile.
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Una pagina che si chiude
Resta il fatto che un’epoca è finita. Il Monza berlusconiano, con tutto quello che ha rappresentato in termini di ambizione, investimento e risultati, è una storia che appartiene ormai al passato recente del calcio italiano. Una storia bella, per certi versi sorprendente, che ha dimostrato come con le idee giuste e le persone giuste si possano fare cose che sembravano impossibili.
Adesso tocca a qualcun altro scrivere il prossimo capitolo. Sperando che lo faccia con la stessa cura.







