24092017Headline:

Nella Tuscia la mafia c’è ma non si vede

Il carcere di Mammagialla

Il carcere di Mammagialla

La criminalità organizzata a Viterbo? C’è ma lavora sotto traccia, intenta a prendere le misure del territorio. Ma soprattutto ha puntato gli occhi sul tessuto economico locale, nell’intento di ripulire denaro investendo in attività legali. Insomma, il pericolo è quello che la Tuscia diventi una lavatrice dei soldi sporchi. Se finora la presenza non è a livelli di guardia, per il rischio territoriale Viterbo scala la classifica delle province italiane, attestandosi alla 43esima posizione. Un rischio considerato medio alto, con punteggio del 41,16 in una scala compresa tra il 100 di Vibo Valentia e l’uno di Vicenza. E nei singoli settori, il pericolo di infiltrazioni in alcuni casi presenta livelli da profondo sud: nelle costruzioni, nei trasporti, nella sanità, nelle attività finanziarie, in alberghi e ristoranti.

Lo sostiene il rapporto realizzato dall’Università Cattolica del Sacro Cuore (Centro Interuniversitario Transcrime) per il ministero dell’Interno, intitolato “Gli investimenti delle mafie”. Uno studio presentato pochi giorni fa a Milano e che offre un ampio quadro dell’inquinamento mafioso nelle varie zone del Paese. Come? A livello nazionale l’analisi ha utilizzato tutte le banche dati oggi esistenti in Italia in questo ambito, partendo dai beni confiscati nei singoli territori.

La ricerca offre inoltre l’identikit dell’infiltrazione mafiosa settore per settore, dando per ciascuno il punteggio del rischio. Ecco i dati per Viterbo: agricoltura, caccia e pesca pericolo basso (16,3 sempre su una scala in cui il massimo è 100); estrazione di minerali medio basso (43,1); attività manifatturiere medio alto (58,5); fornitura di energia elettrica, gas e acqua medio alto (61,7); costruzioni alto (69,5);  commercio all’ingrosso e al dettaglio nonché riparazione veicoli medio basso (42,8); alberghi e ristoranti medio alto (56,9); trasporti, magazzinaggio e comunicazioni alto (79,5); attività finanziarie medio alto (64,1); attività immobiliari, noleggio e informatica alto (75,2); sanità e assistenza sociale medio alto (63,8); altri servizi pubblici personali e sociali alto (91,5).

Un altro parametro individuato è il cosiddetto indice di presenza mafiosa. Le mappe sono su base comunale e distinguono tra Cosa Nostra, Camorra, ‘Ndrangheta, Criminalità organizzata pugliese e altre organizzazioni criminali mafiose, sulle 107 province esaminate quella di Viterbo si pone alla 59esima posizione, con un indice pari a 0,89 (per dare un parametro, in prima posizione troviamo Napoli con 101.57, mentre all’ultima Medio Campidano con 0,1).

Un livello di per sé molto basso ma c’è un dato che balza agli occhi. “La contemporanea presenza di diversi tipi di organizzazioni mafiose è – si legge nel rapporto – un fenomeno abbastanza frequente che interessa il Lazio, l’Umbria e l’Emilia Romagna, oltre a buona parte della Liguria e delle Marche”.  Tra le aree che presentano contemporaneamente almeno quattro dei cinque tipi di organizzazioni analizzate, accanto alle città di Roma, Milano e Firenze, si colloca proprio la provincia di Viterbo (accanto a quelle di Brescia e dell’Aquila). 

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