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Ma chi sono i “pirati della strada” di oggi: i ciclisti !

Consuderazioni in libertà

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di Andrea Stefano Marini Balestra

Viterbo,16.2.26

Da un fatto vero ad alcune considerazioni.

Un gravissimo incidente stradale (urto frontale) è stato evitato per poco. Alla guida della mia auto ero nel tratto di strada che collega Cesano con la Braccianese (Via della Stazione di Cesano) accanto al muraglione che confina con il centro radio vaticana di S.Maria di Galeria. Questa arteria è rettilinea, però, recentemente limitata per una pista ciclabile che ne è complanare.

Come spesso accade, i ciclisti sportivi, non gradendo ciclovie, preferiscono procedere sulla ridotta carreggiata ordinaria della predetta via, appunto, ridotta ad una stretta unica corsia di marcia.

Di fatto, due ciclisti della domenica, addobbati come stessero partecipando al Giro d’Italia, circolavano affiancati, per cui, un’auto proveniante in senso inverso il mio si è allargata per superarli, costringendomi, a sterzare verso destra sino quasi invadere la banchine, tutto ciò per evitare un “frontale”.

Pericolo scampato per tutti.

A questo punto non me ne vogliano i ciclisti sportivi che praticano il loro sport su strade ordinarie trafficate. Assolutamente, proprio da me, non può esserci un rimprovero per chi pratica sport.

Ma, attenzione, la pratica sportiva, salutare che a tutti si consilia per il benessere fisico e spituale della persona, va praticata senza che siano arrecati pericoli non solo agli stessi praticanti ma anche ad altri, Questo vale per tutti gli sports all’aria aperta. Da ricordare che, anche i runnersi indisciplinati su strada trafficata, rappresentano un pericolo.

Circolare su strade statali a bordo di biciclette sportive prive delle dotazioni obbligatorie previste dall’art.68 del Codice della Strada è già di per se un’infrazione che comporta sanzioni, ma che nessun organo di polizia contesta, Lo farebbero senz’altro se qualcuno volesse circolare con un auto da corsa, ma, nessuno degli sportivi dell’auto ha intenzione circolare con una vettura che può solo gareggiare in pista perchè senza targa ed assicurazione. Con le bici da corsa, invece, si può.

Sopratutto, quello che si osserva fare da questi “ciclisti della domenica” è anche una certa prepotenza di usare la strada senza mantenere le odinarie norme sulla circolazione stradale, cioè mantenere la manodestra, mai procedere affiancati o in in gruppo numeroso e procedere con larvata (neppure troppa), intenzione di gareggiare. Nei tratti in salita. un ciclista è spesso costretto procedere a minime velocità (NDR: su strade ordinarie è proibita una velocità inferiore 40 km/ salvo mezzi d’opera ed agricoli), cosi difficoltizzando un sicuro sorpasso ad un veicolo a motore.

In città, poi,è sotto gli occhi di tutti che i detti ciclisti sportivi circolano in deregulation assoluta rispetto le norme sulla circolazione stradale: per es. mancato rispetto delle segnalazioni semaforiche e nessuna intenzione usare ciclovie, perchè ritenute scomode ed inadatte per le loro performancese “sportive”.

Allora, a Viterbo, come a Roma i ciclisti “sportivi” (che poi sono gli unici che usano la due ruote a trazione muscolare) non solo non usano piste a loro dedicate, ma preferendo circolare sulla ordinaria viabilità mettono altri a rischio di incidenti facilitati dalla loro disinvoltura di uso della “due ruote”

Allora basta ! Se si vuole far sport ciclistico amatoriale lo si faccia in strade secondarie, meno trafficate, quindi sia ripettato il Codice della strada non solo per il comportamento, ma per l’idoneità del mezzo.

Nessuna delle bici sportive ha le dotazioni previste dal succitato art.68 del Codice, nessun ciclista indossa il gilet riflettente di sicurezza, ma solo abbigliamento da gara con i nomi della società sportiva e relativi sponsor.

Cosi non può proseguire.

La sicurezza stradale è essenziale per tutti. Non può essere possibile che un automobilista rischi la vita per un ciclista “irregolare” o che sia indagato per “omicidio stradale” dopo un incidente non provocato non per sua colpa.

Conclusione anche i ciclisti vadano ascritti alla poco commendovole categoria dei “pirati della strada”

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