25112017Headline:

Dopo trent’anni sono sempre gli stessi

Nando Gigli

Nando Gigli

Una premessa che è anche una presentazione anticipata di scuse: esporrò la mia modesta riflessione in prima persona, non per un vezzo autoreferenziale, ma semplicemente perché un trentennio di professione mi ha tenuto lontano da questa splendida città. Di conseguenza, la mia non può che essere la descrizione di una fotografia ormai ingiallita (non potrebbe essere altrimenti..il tempo vola inesorabile per tutti) che tuttavia offre una immagine di significativa attualità. Nell’istantanea oggi ritrovata ho riscoperto personaggi di ieri e anche di ieri l’altro: nel frattempo c’è chi ha guadagnato qualche chilo, chi ha perduto qualche capello, chi è incanutito, ma tutti al loro posto. O quasi. Il vecchio scatto li aveva immortalati in alto a destra, o seduti, o accosciati, o in piedi a sinistra, o al centro. Oggi gli stessi si sono spostati in basso a sinistra, o in fondo a destra, o in seconda fila. Ma tutti petto in fuori, pancia in entro, sguardo fisso all’obiettivo. Chi non è riuscito ad entrare nel focus della macchina, comunque ha provato a farlo sgomitando un po’. Si consoli: magari ci riuscirà al prossimo clic. E poi si potrà sempre utilizzare un grandangolo.
La squadra c’è, vince e non si cambia. Nel segno di una immutabilità gattopardesca. Antipatico davvero citare nomi e cognomi, ma in certi casi è doveroso farlo, altrimenti si correrebbe il rischio di rimestare nel torbido dell’anonimato. Nella fotografia vedo sempre al centro il sempiterno Nando Gigli, alla sua destra (?) il delfino, Giuseppe Fioroni. Si sono mossi anche loro, però con pinna felpata. I due figli della Balena bianca hanno sempre navigato in acque tranquille, comunque lontane dalle insidie di scogliere nascoste o fondali troppo bassi (destra e sinistra). Poi c’è chi, nella foto, ha cercato di conquistare un posto di primo piano spostandosi di qualche palmo. Oplà. Un colpetto a destra e uno a sinistra: Paolo Barbieri, Giovanni Maria Santucci, Marcuccio Marcucci, Claudio Taglia, Antonio Fracassini, Sandro Zucchi, Maurizio Tofani. Sono i primi nomi che vengono alla mente, gli altri mi perdoneranno la poca attenzione. Fermi, per favore, e sorridete, altrimenti la foto viene mossa e gli sguardi non risulteranno più simpatici ed accattivanti. In effetti, c’è anche chi è rimasto pressoché imbullonato sullo scranno di palazzo dei Priori anche se, di tanto in tanto, si è concesso delle pause. Leggi Giancarlo Gabbianelli, Adelio Salvatori, Ugo Sposetti.
Nella vita si possono cambiare posti ed idee. Giusto. Ma se le idee mutano troppo spesso, o sono deboli queste o sono deboli coloro che le rappresentano. Si dirà, è la politica, bellezza. Sublimazione del compromesso per chi intende rappresentarla in chiave nobile. Strumento utile per chi ne fa uso per fini strettamente personali. Nel bene e nel male, contando su una clientela che sempre (oggi più che mai) è alla ricerca di un patrono. In fondo, si balla secondo i ritmi dettati dall’orchestra. Non dovrebbe essere così. A Viterbo come a Roma. C’era un illustre statista che poco più di mezzo secolo fa disse: «Non chiederti cosa il tuo Paese può fare per te, chiediti cosa tu puoi fare per il tuo Paese». Era John Fitzgerald Kennedy.

 

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