11122017Headline:

“Villa Buon Respiro non può chiudere”

Villa Buon Respiro

Villa Buon Respiro

Appelli per Villa Buon Respiro. Per ora il Tar ha dato ragione ai pazienti, ma la vicenda è tutt’altro che conclusa e a dire una parola definitiva dovrà essere la nuova giunta regionale capeggiata da Nicola Zingaretti

Intanto scende in campo il presidente di Unindustria Viterbo Domenico Merlani, il quale evidenzia “la necessità di superare le difficoltà burocratiche e garantire un futuro ai lavoratori e ai malati”. Per Merlani “bisogna scongiurare l’ipotesi che il gruppo San Raffaele decida di chiudere i battenti della struttura. Si tratta di un’eccellenza a livello nazionale e rappresenta un riferimento irrinunciabile per il Viterbese. I danni sociali della sua chiusura sarebbero incalcolabili, uniti a quelli economici ed occupazionali. E’ necessario – conclude Merlani – che si individuino le soluzioni più opportune: è vero che la nuova giunta regionale erediterà una situazione debitoria pesantissima, soprattutto nella sanità, ma credo che con il buon senso si possano superare i problemi amministrativi e burocratici che sono emersi in tutta la vicenda di Villa Buon Respiro”.

Ma si fa sentire anche la voce del sindacato, attraverso il segretario generale della Cgil Miranda Perinelli. “Quando è il più indifeso e più debole a pagare le conseguenze di un disastro economico esordisce – in questo caso maggiormente imputabile alla Regione, vuole dire che il sistema di una società solidaristica,  è finito. Questa è la situazione di Villa Buon Respiro e il rischio di abbandono degli ospiti malati psichici,  è in una situazione   di emergenza, per la quale la Regione, subito, dovrà farsene carico, ed intervenire a risolvere  la drammatica vicenda dei malati e dei loro familiari”.

Poi Perinelli prosegue: “Il problema di  un’eventuale chiusura di questa struttura è che non ne esistono altre che svolgono lo stesso tipo di tutela e assistenza  adeguata per malati psichici nel Viterbese. Allora  la disperazione delle tante famiglie che non sono nelle condizioni di accudire i propri figli con mezzi adeguati necessari a vivere una vita dignitosa è tale che prevale la disperazione, e la consapevolezza dell’ingiustizia che si perpetra nei loro confronti e delle famiglie fa salire l’indignazione e la rabbia”.

Da tempo ormai sindacati, familiari, varie associazioni,  denunciano lo stato di preoccupazione sia dal punto di vista occupazionale  di 180 dipendenti, sia per quello assistenziale per le 230 persone che vi sono ospitate. “Non c’è più tempo da perdere – conclude Miranda Perinelli – giacché l’allarme dell’Afesopsit  ritengo sia opportuno ed  evidenzia  un fatto di incredibile: mal costume sulla gestione anche burocratica e di passaggio di informazioni. Non possiamo che essere solidali e a fianco dei lavoratori e delle famiglie e di quei malati che hanno bisogno di cure adeguate al loro stato di salute”.

 

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