16122017Headline:

No alle Regioni, sì alle Province

cartina-lazioMi tocca tornare sul discorso del federalismo, vista la spinta governativa verso l’attuazione di una riforma che contribuirebbe ad alienare ulteriormente il senso dell’appartenenza al luogo, allontanando vieppiù gli abitanti dalle istituzioni e oscurando l’identità locale, nazionale ed Europea.

La costituzione degli enti regionali in Italia è stato uno dei mali della politica nostrana, tesa a spartirsi la torta amministrativa. Ha fatto comodo ai partiti, che si sono creati piccole repubbliche all’interno dello Stato, contemporaneamente permettendo agli amministratori locali di mungere alle prebende pubbliche e gestire le ricchezze del popolo a fini personalistici. Prova ne sia – ad esempio – il gonfiamento paradossale della spesa sanitaria, con norme interne, attuazioni e finalità differenziate, con l’impossibilità di trasferimento da una Regione all’altra come si trattasse di stati esteri e con la suddivisione delle cariche e degli enti fra i soliti congiunti politici, senza nessun reale beneficio per la salute pubblica.

L’Italia è un piccolo Paese che per secoli ha patito il male della suddivisione in vari staterelli: il risultato é che solo dopo l’unità si è ripreso a parlare di identità nazionale ed é stato possibile costruire un popolo, con tutte le difficoltà che ancora persistono e che sono visibili nella nostra società spaccata fra nord e sud, fra est e ovest, fra isole e promontori. Nel frattempo in Europa, a partire dalla fine dell’ultima guerra mondiale, é andato avanti un processo unificatorio che ora si chiama Comunità Europea. Questa unione é buona per il vecchio continente, che ha subito per troppi anni divisioni e guerre intestine. La distribuzione dei poteri in chiave di separazione politica non aiuta assolutamente l’integrazione fra i popoli.

Perciò consideriamo quale potrebbe essere la conseguenza di un federalismo (come si prefigura quello che si vorrebbe attuare) che parte dal concetto della separazione delle varie realtà della penisola ai fini di gestire meglio le singole ricchezze. Questa nuova parcellizzazione dell’Italia porterà ulteriori mali al popolo italiano e all’Europa tutta. La costituzione di nuove “repubblichette” indipendenti all’interno del contesto nazionale ed europeo non sarà un vantaggio per la comunità. Anzi, porterà guai, delusioni ed odi. E di questo non abbiamo bisogno proprio ora che la crisi economica galoppante e la spinta allo sfacelo morale si fa più forte in Italia e nel mondo.

C’è bisogno di solidarietà e di capacità di riconoscersi con il luogo in cui si vive, senza però cancellare l’unitarietà della vita e la consapevolezza che il pianeta é uno, come una è la specie umana. Non si può continuare a separare la comunità degli umani su basi etniche o sociali, o religiose, o politiche. L’integrazione é solo una ovvia conseguenza del vivere in luogo riconoscendolo come la propria casa. Perciò il vero federalismo può essere solo bioregionale e il riconoscimento con il luogo di residenza deve avvenire nelle forme più semplici e vicine al contesto socio-ambientale in cui si vive. Questo contesto è ovviamente la comunità del paese, e della città che riunisce una serie di paesi in una comunità facilmente riconducibile a una identità condivisa. Questa é la Provincia. Le Province, lungi dal dover essere eliminate dovrebbero anzi assurgere al ruolo rappresentativo dell’identità locale e tale riconoscimento non alienerebbe la comunione ed il senso di appartenenza all’Europa ed al mondo bensì aiuterebbe il radicamento al luogo in cui si vive e la responsabilizzazione a mantenerlo sano e compatto.

C’è inoltre da dire che dal punto di vista storico le Province da tempo immemorabile hanno rappresentato il luogo di origine, mentre le Regioni sono state create massimamente a tavolino per soddisfare esigenze politiche indifferenti alla comunità. Vedesi la costituzione del Lazio, formato per soddisfare le esigenze di una città che doveva essere la capitale di un nuovo impero, costituito smembrando la Tuscia, rubando territori all’Umbria (Rieti) e aree all’ex Regno di Napoli (Formia, Gaeta, etc.). Oggi Roma e area metropolitana con i suoi 6 milioni di abitanti (più i non registrati, quasi altrettanti) hanno completamente fagocitato il territorio e la gestione delle risorse, relegando il ruolo delle Province storiche a quello di fornitura di servizi e ubicazione di scomodi impianti inquinanti (ma è logico quando si vede che i 9/10 dei residenti laziali stanno a Roma e siccome siamo in democrazia così deve andare). In verità le grandi città metropolitane dovrebbero essere tutte “città regione” e magari pure decrescere, se si vuole che il cancro da loro rappresentato non si propaghi al territorio.

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19   Commenti

  1. Giorgio Molino scrive:

    Sì all’anarchia e no allo stato (la minuscola è d’obbligo)!

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