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A Berlino l’amarcord viterbese di Fellini

Alberto Sordi nel famosissimo gesto dell'ombrello

Alberto Sordi nel famosissimo gesto dell’ombrello

Girato quasi interamente a Viterbo, “I vitelloni” di Federico Fellini compie sessant’anni e il Tuscia Film Fest lo sceglie come ambasciatore  della città dei Papi a Berlino, dove dal 29 agosto al I settembre si svolgerà una iniziativa, sorretta da Camera di commercio e Confcommercio, finalizzata a promuovere il cinema italiano e la produzione tipica delle aziende viterbesi (ben 16) sul mercato tedesco.

Il Tff si insedierà al cinema Kino Babylon (450 posti), a due passi da Alexanderplatz, dove verrà rappresentato anche il reading teatrale su Sandro Pertini dal titolo “Un partigiano come presidente” con la regia di Aurelio Amadei, prodotto dallo stesso Tff, in collaborazione con l’associazione nazionale intitolato al Capo dello Stato “più amato dagli italiani”.

Una scena girata a piazza delle Erbe...

Una scena girata a piazza delle Erbe…

Ma il primo appuntamento sarà con la pellicola del regista riminese, interpretata da Franco Interlenghi (Moraldo), Alberto Sordi (Alberto), Franco Fabrizi (Fausto Moretti), Leopoldo Trieste (Leopoldo), Riccardo Fellini (Riccardo).

«Quella di aprire il week end berlinese con ‘I vitelloni’ – spiega Mauro Morucci, direttore del Tff – era una scelta inevitabile. Quale migliore occasione per celebrare uno dei grandi capolavori del nostro cinema e promuovere al contempo la città di Viterbo dove nel 1953 Fellini girò gran parte del film? Del resto, l’obiettivo principale di questa prima edizione del Tff a Berlino è quello di far conoscere le eccellenze enogastronomiche, artistiche e paesaggistiche della nostra terra e l’opera di Fellini, insieme a tante altre girate in provincia di Viterbo, devono diventare ambasciatrici nel mondo della Tuscia».

...un'altra a piazza della Rocca...

…un’altra a piazza della Rocca…

Come nasce i “Vitelloni” (la parola vitellò, vitellone,  era usata a Pescara, città dello sceneggiatore Ennio Flaiano, per indicare giovani nullafacenti che trascorrevano le loro giornate al bar) storia di  cinque giovani di Rimini? Il soggetto del film, scritto da Flaiano, era stato concepito per essere ambientato a Pescara. Ma il regista decise di ambientarlo a Rimini, sua città natale, e scelse per le riprese Viterbo, anche se alcune scene furono girate Firenze e le sequenze finali sulla spiaggia di Ostia.

...un'altra ancora a Fontana Grande...

…un’altra ancora a Fontana Grande…

Conviene farselo spiegare dallo stesso Fellini, così come lo raccontò in uno scritto apparso sul periodico “Epoca” del 23 agosto 1959 e quindi riproposto da Antonello Ricci nell’antologia “Tuscia in leggìo. Itinerari e viaggiatori dell’immaginario nel nostro secolo” (Editore Sette Città, Viterbo, 1998, pp. 126). “La mia avventura fantastica a Viterbo è di quasi dieci anni fa. Erano i primi anni che avevo la macchina e la macchina più che un mezzo di locomozione voleva dire per me uno strumento di scoperte del paesaggio, in Roma e soprattutto intorno a Roma. Il mio primo movimento –  proseguiva Fellini – è stato in certo senso evadere da Roma (…) e in una di queste scorribande mi imbattei in Viterbo, che per me significava il ritorno alla Provincia: le sue strade con la gente che cammina con l’aria intorpidita, anche quando c’è ombra, i negozi che espongono verso le vetrine oggetti e cose che non si trovano più in città, quell’aperto oziare che non è mai vuoto, è sempre pieno di echi dolcissimi, quel senso di città antichissima, borghese e a aristocratica, così misteriosamente italiana…”.

...e infine alla stazione di Porta Fiorentina

…e infine alla stazione di Porta Fiorentina

“Viterbo, così alle porte di Roma  – sottolineò il regista che coi “Vitelloni” conquistò il Leone d’oro alla Mostra del cinema di Venezia, dove venne presentato il 26 agosto 1953 – è stata per me la città che traduceva in questa dolcezza di memorie, di provincia sincera, abbandonata (…), restituiva a un sapore d’infanzia addirittura la forza di Roma, che per me era stata la città della giovinezza”.

“A Viterbo – arriviamo alle battute conclusive – ci sono le fontane, i vecchi alberghi con dentro le luci accese, nell’ombra, anche di giorno (una frescura meravigliosa d’estate) e le campane che battono come risuonassero dentro casa: tre cose che mi hanno sempre dato angoscia, ma anche dolcezza: come se mi mescolassero più intimamente a tutti gli echi che mi porto dentro. E che cosa si può desiderare di più da una città, che altro motivo si deve avere per amarla profondamente?”.

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