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Così Boccaccio raccontava Dante

Virginio Gazzolo

Virginio Gazzolo

“Prosa contro poesia, biografia reale contro leggenda quasi “agiografica”. Ma soprattutto Boccaccio, alle prese con i propri sentimenti di poeta e di artista, tra l’elaborazione del culto del nome di Dante”. Così l’editore Davide Ghaleb spiega la sostanza del monologo di Virginio Gazzolo “E quindi uscimmo a rivedere le stelle. Vita, costumi e studi di Dante come li raccontò Giovanni Boccaccio” che sarà presentato questa sera alle ore 21, a Vetralla, nella sede dell’editrice di palazzo Paolocci, via Roma 41.

L’iniziativa è stata programmata in occasione del 700° anniversario della nascita di Boccaccio (Firenze, 16 giugno 1313 – Certaldo, 21 dicembre 1375), a sostegno dell’editore – tant’è che l’ingresso contempla l’acquisto di un libro. Ha esordito lo scorso settembre a Ravenna, nell’ambito del “Festival Dante 2012”, ed è  stato trasmessa su RAI Storia nel programma “Dixit” di Giovanni Minoli. Il patrocinio e la collaborazione sono stati assicurati da Accademia della Crusca, Istituto della Tuscia Rupestre, Sistema Museale di Ateneo, Pro loco di Vetralla.

“Il monologo del grande attore Gazzolo – spiega Ghaleb –  è una raffinata e insieme ironica rivisitazione del Trattarello in lode di Dante di Boccaccio in cui l’interprete fa interagire i due autori, prosa contro poesia, biografia reale contro leggenda quasi “agiografica”.  Ma soprattutto porta in scena Boccaccio, alle prese con i propri sentimenti di poeta e di artista, tra l’elaborazione del culto del nome di Dante (Boccaccio fu, tra l’altro, il primo ad attribuire la qualifica di divina alla Commedia), qualche critica (soprattutto all’impegno politico del grande esule) e forse qualche spunto di riaffiorante invidia. Ma l’amore e l’ammirazione per la Commedia sono così forti, che lo stesso Boccaccio – grazie ad uno straordinario interprete come Gazzolo – a tratti, “diviene” Dante, in un dialogo appassionato e quasi in una “possessione” poetica, nella quale emergono e prendono corpo alcune delle pagine più alte della poesia dantesca.

Virginio Gazzolo è i più importanti attori del teatro italiano. Figlio di Lauro, debutta in teatro nel 1960 e inizia una lunga gavetta prediligendo lavori d’avanguardia e autori quali Beckett, Ionesco, Arrabal, Pinter, con la collaborazione del Gruppo 63. Fa parte anche della Comunità teatrale dell’Emilia Romagna – una delle prime cooperative teatrali autogestito – lavorando con Fiancalo Cobelli e Roberto Guicciardini. Importante la sua interpretazione ne “L’histoire du soldat” per il Maggio fiorentino con Sequi.

Segue, dal 1980, una assidua collaborazione con il Centro teatrale bresciano: tra i dieci spettacoli a cui prende parte spiccano alcune tragedie, il “Kean” diretto da Aldo Trionfo e “Isadora Duncan” con Carla Fracci. Negli anni ’90 è protagonista di “Aspettando Godot” e “Finale di partita” con la regia di Federico Tiezzi. Seguono due lavori con Mario Missiroli: “Capitan Ulisse” di A. Savinio che gli valse il “Premio Idi ’91” come migliore attore (che ha vinto anche nel ’97) e “Broken Glass” di Miller.

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