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“Facce da gol”: le storie e i campioni

Fausto Silipo, bandiera del Catanzaro ed ex allenatore della Viterbese per due volte

Fausto Silipo, bandiera del Catanzaro ed ex allenatore della Viterbese per due volte

Le facce, più che i piedi. Perché i piedi sono un dettaglio quando uno ha quella faccia. Faccia da gol, facce da gol. Facce da campi dove l’erba è spesso un miraggio, gli avversari mastini, il vento che graffia. Partire da qui, per arrivare dove il cielo è sempre più blu, gli stadi pieni, gli stipendi ricchi & puntuali, le soddisfazioni tante: c’è un gusto particolare, ad avercela fatta. Ma pure chi non c’è riuscito – per sfortuna, pigrizia, coincidenze negative – non muore mai, nei ricordi di chi c’era.

Claudio Di Marco – cronista di lungo corso del Corriere dello Sport e non solo – c’era, e adesso ha messo per iscritto persone e momenti e storie e nomi e sentimenti del calcio più vero. Quello della provincia viterbese, spesso anticamera del successo e della serie A, più di frequente palcoscenico unico di quelli che non ce l’hanno fatta.

Il libro s’intitola “Facce da gol”, è edito dalla casa editrice locale Ghaleb, ed è stato presentato l’altro giorno nella sala Regia di un Palazzo dei priori ancora infiocchettato per il fresco passaggio del ministro Franceschini. E di ministri, mercoledì in platea, ce n’erano parecchi, ministri del pallone. Come Maurizio Coppola, canaccio del centrocampo della Viterbese sul tramonto degli anni Novanta, mentre il ciclone Gaucci imperversava da queste parti. C’era Fausto Silipo, il calabrese prima protagonista da giocatore del miracolo Catanzaro, poi lord delle panchine, anche a Viterbo. C’era Alessandro Frau, il piede imbevuto nel miele della sua Sardegna. C’era Massimiliano Farris, basta la parola. C’era Sergio Bettiol, c’era Luciano Siddi. C’erano Daniele Goletti & Patrizio Fimiani, grandi portieri della scuola italiana quando la scuola italiana non aveva rivali in the world. Non c’erano, assenti giustificati, Fabio Liverani, Davide Baiocco e Carmine Parlato, pezzi grossi della Viterbese del ritorno in C1. E in platea, tanta gente che respira cuoio da sempre: Massimo Quintarelli, Luciano Siddi, Vito Piscopiello, Nuccio Chiossi e vai a capire quanti altri.

La sala Regia gremita

La sala Regia gremita

Accanto all’autore, poi, ecco Massimo Onofri, il critico, il prof, il tifoso gialloblu e del bel calcio in generale. Per la Viterbese di oggi, ecco il presidente Vincenzo Camilli, fresco di trionfo. E ancora: a fare gli onori di casa, il delegato comunale allo sport Sergio Insogna, che sforna la battuta migliore della settimana: “Facce da gol è un titolo perfetto per il libro di Claudio. Per il sottoscritto, invece, sarebbe stato meglio: facce da autogol”. E ha regalato a Di Marco un gagliardetto, “perché nello scambio del gagliardetto ci sono tutti i significati migliori di questo sport”. Onofri: “Non mi sono sorpreso che Claudio abbia scritto questo libro – ha detto – Chi lo leggerà ci troverà una storia del calcio cittadino, scritta al modo antico. Nel modo cioè di chi sa che ogni storia deve avere una sua araldica e i suoi eroi. E’ l’unica epica che ci è ancora concessa in questo tempo di povertà spirituale”.

E nel libro c’è spazio anche per Omar Martinetti, per Stefano Bianconi, per i boccoli della Morace e anche per chi non c’è più, da Claudio Bucca a Carlo Maria Cardoni, da Guido Attardi a Peppe Mascolo. C’è la storia di tutti quelli che, in fondo, potevi trovare ovunque rotolasse un pallone. E ovunque ci fosse un gol da segnare, o da applaudire, o da raccontare. Facce da gol, vite pure.

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