14042021Headline:

Opere pubbliche: di tutto, di più

Oltre cento progetti dal 2014 al 2016, ma pochi possono essere realizzati

Previste anche infrastrutture per l'aeroporto "civile"

Previste anche infrastrutture per l’aeroporto “civile”

Piano triennale delle opere pubbliche, un gigantesco calderone dove tutto bolle ma in cui poche, pochissime pietanze potrebbero arrivare in tavola. Vale la pena affrontare questo discorso, visto che siamo in periodo di bilancio (domani in consiglio comunale si vota il consuntivo) e visto che interessa tutti i cittadini che in questo posto ci devono o ci vogliono vivere.

Dunque, il piano delle cose che l’amministrazione comunale avrebbe voluto fare dal 2014 al 2016. Approvato con delibera di giunta la vigilia di Natale del 2013 (l’assessore al ramo allora era Raffaela Saraconi). Dentro ci sono circa centocinquanta progetti: strade, rotonde, scuole, cimiteri e altro ancora, per ipotesi di spese stellari: quasi cinquanta milioni di euro per il 2014 (49 milioni 758mila euro), 92 milioni per l’attuale 2015, “solo” 46 milioni per il 2016, terzo e ultimo anno del piano. Totale: oltre 188 milioni di euro. Soldi virtuali, certo, perché Palazzo dei priori non ha certo quelle disponibilità e anche se l’avesse non potrebbe spenderle a causa del tanto vituperato patto di stabilità. Che fissa a dieci milioni l’anno il budget a disposizione, quasi tutto impegnato. E attenzione, perché almeno per il primo anno di programmazione la legge prevede che i progetti siano dettagliati e che se ne possa garantire la partenza e il finanziamento dei lavori. A prescindere dal fatto che i lavori poi partano davvero.

Michelini, Polverini, Ricci e Marini durante un sopralluogo sui cantieri del Plus

Michelini, Polverini, Ricci e Marini durante un sopralluogo sui cantieri del Plus

Perché allora inzeppare il piano di tutti questi progetti? Intanto, va detto che c’è dentro di tutto. Progetti che si devono fare, progetti che si potrebbero fare solo remotamente, progetti che probabilmente non si faranno mai, progetti inseriti perché finanziati (o in attesa di finanziamento) da altri enti, tipo Regione. Ma c’è anche tanta roba vecchia, ereditata dal passato e che ora ha perduto ogni senso e ogni utilità. Esempio: a cosa serve la “realizzazione delle infrastrutture per il completamento dell’apertura dell’aeroporto militare al traffico civile”, costo previsto tre milioni di euro, se l’aeroporto civile non si farà più? E cos’è, per esempio, “l’intervento di riassetto della viabilità cittadina interessante le aree ferroviarie della linea Viterbo – Capranica – Roma”? Costo previsto, tanto per gradire, 4.9 milioni di euro. Curiosa poi l’idea di realizzare una pista ciclabile a Castel d’Asso (891mila euro), forse prolungamento di quella tanto amata (e frequentata) in strada Bagni…

Altri progetti sono lì, annunciati più volte anche alla stampa, ma non ancora decollati: il restauro dei piani inferiori di Palazzo del Drago (761mila euro per il secondo stralcio) e la ristrutturazione dell’ex tribunale di piazza Fontana Grande (addirittura 4.69 milioni), per esempio, ma anche il tanto necessario raccordo viario tra Cassia e Teverina (3.6 milioni). Altre cose si stanno facendo, come il Plus, a volte non senza polemiche (il centro sportivo a Santa Barbara, per esempio). Altre aspettano da tempo immemorabile, come la pista di atletica del camposcuola (300mila euro) o l’ampliamento del cimitero di Grotte Santo Stefano (ma c’è anche quello di Viterbo, nel piano), le opere di urbanizzazione al Poggino, le fogne, gli acquedotti e i depuratori.

Giammaria Santucci

Giammaria Santucci

Insomma, un fritto misto. Messo su magari ai tempi della campagna elettorale, o per accontentare questo o quello, e c’è da sospettarlo per certe promesse (pardòn: progetti) sulle frazioni, sul centro storico. E ora difficile da risistemare, perché togliere un intervento dal piano sembrerebbe una sconfitta per questo o quel consigliere, anche se poco importa che quell’intervento sia irrealizzabile.

Chi ha provato a chiedere all’assessore Alvaro Ricci di rivedere l’intero programma è il consigliere comunale Gianmararia Santucci. Che oggi a Viterbopost ribadisce: “Rinnovo il mio invito all’assessore, visto che si parla anche del futuro della città, dei nostri figli, di quello che vogliamo lasciar loro. L’esempio del mutuo ventennale per coprire il debito con Talete è emblematico: ci indebitiamo e poi invece abbiamo tre milioni e trecentomila euro avanzati proprio dai lavori pubblici.Che senso ha impegnare, come nel 2014, 8 milioni sui 55 previsti dal piano? Appena il 14 per cento. Sarebbe meglio togliere qualche progetto irrealizzabile, o i tanti pezzettini, e concentrarsi soltanto su ciò che e fattibile e finanziabile. Più programmazione, più concretezza e meno sciatteria”. Non resta che attendere la risposta di Ricci, che dal canto suo ha già dimostrato sensibilità e buonsenso quando era all’Urbanistica con i piani integrati.

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