03122021Headline:

Rudy Guede, feroce assassino o vittima?

Alla Fondazione Carivit seminario sul giornalismo d'inchiesta e sul delitto di Perugia

Da sinistra, Sarina Biraghi, Giovanni Masotti e Rita Giorgi

Da sinistra, Sarina Biraghi, Giovanni Masotti e Rita Giorgi

Ma fu davvero giusta la sentenza che condannò Hermann Rudy Guede per concorso nell’omicidio di Meredith Kerchner? E quand’anche lo sia sta, come e perché i mezzi di comunicazione di massa hanno letteralmente massacrato l’immagine di un giovane che all’epoca dei fatti (2007) aveva solo 19 anni? Sono alcune delle domande alle quali tenterà di dare una risposta il corso di alta specializzazione Osint (acronimo che sta per Open source intelligence analysis) e giornalismo investigativo, in programma da aprile a ottobre (il termine per le iscrizioni scade l’8), organizzato dal Centro studi criminologici, giuridici e sociologici, più comunemente conosciuto in maniera più semplice come Csc.

Se ne parla durante un seminario di presentazione a Palazzo Brugiotti sotto l’egida di Caffeina Polis e della Fondazione Carivit, rappresentata dal presidente Mario Brutti, impeccabile padrone di casa e “tutor” dell’iniziativa. “Il corso – spiega Rita Giorgi, direttrice del Csc – punta a formare e sviluppare competenze teoriche e tecniche che caratterizzano il giornalismo d’inchiesta, con un’attenzione particolare all’Osint, metodologia insegnata al fine di potenziare strumenti e modalità di ricerca delle informazioni on line. Un’attenzione particolare sarà rivolta all’analisi di sistemi e organizzazioni complesse e a tutte quelle tecniche mediante le quali mutano, si evolvono e si diffondono”. Il corso è a numero chiuso, prevede 120 ore di lezioni frontali, esercitazioni, simulazioni ed esame finale.

Il corso sul giornalismo di inchiesta proposto dal Csc

Il corso sul giornalismo di inchiesta proposto dal Csc

Si entra nel vivo del dibattito, moderato dal giornalista Rai Giovanni Masotti, presidente di Caffeina Polis, con l’analisi di un caso di cronaca che ha particolarmente colpito la pubblica opinione: l’omicidio a Perugia di Mez, la studentessa inglese uccisa la notte di Halloween del 2007. Per quel delitto, è in carcere a Viterbo Rudy Guede, ivoriano, condannato in via definita a 16 anni di reclusione per concorso in omicidio, mentre dopo varie peripezie processuali sono stati definitivamente assolti l’anno scorso Raffaele Sollecito e Amanda Knox, accusati del medesimo omicidio. Lo studio e l’analisi della situazione di Guede sarà una delle materie di studio che saranno affrontate durante il corso. La sostanza del discorso è che, secondo Claudio Mariani (responsabile del dipartimento criminologico) e Daniele Camilli (che si occupa invece della parte riguardante il giornalismo di inchiesta) Rudy è stato ingiustamente trattato male dai mass media e dalla stessa giustizia. “Nella sentenza di condanna – interviene Mariani – si parla ripetutamente di un ladro incallito, abile nell’entrare nelle case. In realtà, lui all’epoca dei fatti non aveva alcun precedente penale e non aveva mai ricevuto neppure una denuncia per episodi del genere. E’ stato accusato di ricettazione perché era in possesso di un pc risultato rubato ad un avvocato di Perugia, ma lui si è sempre difeso spiegando di aver acquistato quel computer in un mercatino dell’usato del capoluogo umbro e di averlo pagato 100 euro. Poteva essere accusato di incauto acquisto e invece gli hanno affibbiato il reato ben più grave di ricettazione”. Perché allora questo accanimento? “Perché bisognava trovare un colpevole a tutti i costi, facendo coincidere la verità giudiziaria con quella mediatica.  In realtà, scavando nelle cose, ci si accorge che esiste un’altra verità che non combacia con nessuna delle due”. “Io non posso essere affatto sicuro – conclude – dell’innocenza di Guede, ma l’analisi dei fatti mi fa essere abbastanza certo che esistono ragionevoli dubbi sulla sua colpevolezza”. Sarina Biraghi, condirettore de Il Tempo, si sofferma più in generale sul tema delle inchieste giornalistiche, sottolineando che vanno portate avanti con coscienza e serietà: “Non fermarsi mai alle apparenze – esorta -. Trovare e verificare le fonti, munirsi delle ‘pezze d’appoggio’ per evitare guai di ogni genere”.

L'intervento del presidente della Fondazione Carivit Mario Brutti

L’intervento del presidente della Fondazione Carivit Mario Brutti

Daniele Camilli interviene invece sugli aspetti giornalistici. “Abbiamo analizzato – spiega – tutti gli articoli pubblicati su di lui dal 2007 ad oggi e abbiamo scoperto che nella stragrande maggioranza dei casi al nome di Rydy è stato sempre associato l’aggettivo ivoriano. Che necessità c’era e c’è di sottolineare continuamente la sua origine? Eppure la Carta di Roma, della quale dovrebbero tener conto tutti i giornalisti, chiede espressamente di evitare questi riferimenti”. Ma dov’è l’offesa nel definire ivoriano un ragazzo originario della Costa d’Avorio? Come se non si possa chiamare italiano uno nato a Viterbo o a Milano o ad Agrigento… O come se, limitandosi alla cronaca locale, non si possa dire e/o scrivere che una persona arrestata per aver commesso un reato è originaria o risiede in un determinato comune, senza per questo accomunare in unico e deteriore giudizio morale tutti gli abitanti di quel comune. “Oggi – continua Camilli – Hermann Rudy Guede ha 29 anni, sta per laurearsi in Storia all’Università di Roma Tre ed ha soprattutto la necessità di ricostruire la sua immagine in quanto a 35-36 anni non può uscire dal carcere con una macchia che lo bollerà a vita”. Per questo è nato un ufficio stampa (curato dallo stesso Daniele Camilli), è stato creato un profilo Facebook e un archivio degli articoli su di lui e tra poco uscirà un libro con i dialoghi in carcere. “Guede – è la conclusione – non ha mai parlato di se stesso e l’immagine che è venuta fuori è stata creata da altri. E questo non è giusto”. Magari verrebbe da chiedersi se Hermann Rudy Guede ha davvero tutto su quel terribile delitto perché lui nella casa di via della Pergola c’era davvero e, forse, ha visto e sentito molto più di quello che ha poi raccontato ai giudici. Perché è vero che le sentenze, di qualunque tipo, si possono criticare, ma innanzitutto vanno rispettate e quando si sente parlare di revisione del processo o addirittura di grazia a Guede, beh qualche legittima perplessità si fa fatica a non provarla…

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