26022021Headline:

Dieci anni di Medicina protetta a Viterbo

Il punto del direttore Giulio Starnini dell'attività del reparto dell'ospedale di Belcolle

Il convegno di Medicina protetta nell'Aula Magna dell'Unitus

Il convegno di Medicina protetta nell’Aula Magna dell’Unitus

Dieci anni di Medicina protetta a Viterbo. Correva l’anno 2006 quando la necessità di migliorare la qualità, cosi come quella di espandere la quantità dell’offerta ospedaliera, spinse la Regione Lazio a individuare e a formare professionalità mediche e infermieristiche dedicate esclusivamente ai reparti di Medicina protetta. La Asl di Viterbo non rimase indietro in questo nuovo percorso e nel marzo 2006, dopo un progetto e una collaborazione in concerto con il Ministero della Giustizia e la Regione Lazio, inaugurò l’Unità operativa di Medicina protetta – Malattie infettive dell’ospedale Belcolle, che affiancava l’unica altra realtà presente allora sul territorio regionale che era quella dell’ospedale Pertini di Roma.

A distanza di dieci anni è tempo di fare una riflessione circa il percorso intrapreso e gli obiettivi che il reparto viterbese intende raggiungere nel breve medio periodo. L’occasione per un confronto fattivo con tutti i professionisti regionali che si occupano, a vario titolo, di medicina protetta, è stata fornita dal convegno “La rete ospedaliera della Regione Lazio per la popolazione detenuta” che si è svolto presso l’aula magna dell’Università degli studi della Tuscia, alla presenza del direttore generale della Asl Daniela Donetti.

“Lo scopo e l’obiettivo principale della nascita della Medicina Protetta di Belcolle – commenta il responsabile scientifico del convegno, nonché direttore del reparto viterbese, Giulio Starnini – era rivolto inizialmente all’assistenza dei detenuti presso le case circondariali, che arrivano da 30 anni di ‘camere blindate’, con una gestione dei malati detenuti assai pesante e con accesso limitato ai servizi ospedalieri ai casi più gravi per motivi di sicurezza. Tra questi: l’elevato rischio di evasione, gli alti costi di gestione per il personale di Polizia penitenziaria, la diffidenza e difficoltà da parte del personale sanitario non preparato ad assistere questo tipo particolare di utenza”.

Negli anni la struttura di Belcolle è diventata uno dei centri di riferimento della medicina protetta, con i ricoveri che, dai 16 iniziali del 2005 (tutti provenienti dalla locale casa circondariale Mammagialla), già erano arrivati a 160 del 2006. “Al miglioramento del servizio e delle cure – prosegue Starnini – hanno contribuito tutte le unità operative di Belcolle che hanno messo a disposizione del nostro reparto tutti i professionisti loro specifiche discipline (medici, psicologi, infermieri e tecnici nelle)”.

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Il pubblico in sala

Tra novembre 2014 e gennaio 2015, un ulteriore passo in avanti nello sviluppo del reparto è avvenuto con il protocollo interaziendale, sottoscritto dalla Asl di Viterbo e dalle aziende sanitarie RmA, RmB, RmF, RmH, Rieti e Forsinone, e con l’istituzione del Coordinamento tecnico interaziendale. “In questo ambito – conclude Starnini – sono stati affidati alla Asl Viterbo il coordinamento di importanti progetti come la definizione dei percorsi di ricovero nei reparti di medicina protetta della Regione Lazio e la presa in carico dell’epatopatia cronica Hcv, con il complesso di Belcolle scelto come polo di riferimento interaziendale per il trattamento, follow up e per la continuità terapeutica dei pazienti in stato di detenzione affetti da epatopatia cronica virus-relata”.

In dieci anni di attività, la Medicina protetta di Belcolle ha effettuato 1993 ricoveri, di cui 1593 internistici (80%) e 400 chirurgici (20%). L’abbattimento dell’isolamento forzato dei pazienti che, per motivi di sicurezza, non possono ricevere visite è uno dei traguardi che il reparto viterbese intende raggiungere a breve.

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