03042020Headline:

”Un uomo mi ha strattonato e rubato la borsa, un altro mi puntava la pistola”

La banda tradita dalla confessione di un pentito

”Ero appena uscita dalla mia tabaccheria, con me tutto l’incasso della giornata. Ho sentito avvicinarsi qualcuno alle mie spalle e all’improvviso mi ha strattonato la borsetta. Pensavo fosse uno scherzo di mio marito: quando mi sono voltata invece c’era un uomo che mi ha rapinato. Ho cercato di chiamare aiuto, ma nessuno mi ha sentito. Ho cercato di reagire, ma mi ha spinto a terra facendomi del male. L’uomo è poi fuggito a bordo di una moto, assieme ad n’altra persona che era rimasta poco distante da noi”. A raccontare la rapina di cui sarebbe stata vittima nel lontano febbraio del 2005 è la proprietaria di una tabaccheria a Montalto di Castro, presa di mira, come altre decine di suoi colleghi, dalla banda di Ignazio Salone, che a cavallo tra il 2004 e il 2010 avrebbe messo a segno una raffica di colpi sul litorale laziale e anche nel Nord Italia.

Tra le vittime del gruppo, finito alla sbarra di fronte al collegio presieduto dal giudice Gaetano Mautone, anche una tabaccaia di Gonzaga. Quella volta, il 27 ottobre del 2004, assieme a lei ci sarebbe stata anche la figlia di appena 8 anni.

”Siamo tornate a casa in macchina dopo aver chiuso il negozio. Parcheggiata l’auto nel guardino e condominio, sono scesa – ha raccontato la donna in aula – e mentre prendevo il cappotto dal sedile posteriore qualcuno mi ha strattonato la borsetta. Mi sono voltata: di fronte a me un uomo con il volto coperto da una sciarpa e da un cappellino. Ho urlato, terrorizzata per me e per mia figlia. Più distante c’era un’altra persona con una pistola puntata contro di noi. Non ho opposto resistenza, hanno portato via la borsa con l’incasso della giornata e sono fuggiti a bordo di una Bmw”.

Per quelle rapine e quei furti, in sette sono finiti alla sbarra. A tradire la banda sarebbero state le confessioni del pentito di camorra Ignazio Salone che, divenendo collaboratore di giustizia, avrebbe raccontato agli inquirenti tutti i colpi organizzati e messi a segno.

”Le indagini sono partite dopo la sua confessione – ha spiegato ieri mattina uno dei carabinieri del Nucleo Investigativo di Viterbo – ci ha raccontato di come avesse sempre persone a disposizione. Gli bastava fare una telefonata per organizzare il colpo. Diceva ”Vieni a fare questa mangiata” e lo raggiungevano anche da Torre del Greco”. Così i militari sarebbero giunti ad individuare gli altri sei presunti complici: Antonio Palomba, Gennaro Tucci Vitiello, Sceila Uccheddu, Daniele Luongo, Giovanni Meloni e Giuseppe Corrias.

Nel mirino del gruppo sarebbe finito anche un supermercato di Montalto di Castro: ”Ero al reparto gastronomia quando ho sentito la gente urlare – ha spiegato il responsabile del punto vendita nel 2004 – ho capito subito di cosa si trattasse e così mi sono nascosto sotto il bancone. Ho fatto scavalcare e nascondere anche un cliente che stava lì con un bambino piccolo. Siamo usciti solo dopo che la situazione si è calmata. Ci hanno portato via 2500 euro”.

Il processo alla presunta banda riprenderà il 23 settembre per continuare a sentire le oltre 58 vittime chiamate in aula a testimoniare dal pubblico ministero.

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